Il Tirreno

Livorno

«Ora ha parlato troppo» La passerella al mercato bloccata dai contestatori

di Federico Lazzotti
«Ora ha parlato troppo» La passerella al mercato bloccata dai contestatori

Sit-in di protesta con cori e striscioni contro il numero uno del Carroccio Momenti di tensione e una bandiera data alle fiamme in strada

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LIVORNO. «Ora basta, ha parlato anche troppo». Sono da poco passate le 10 e Matteo Salvini ha concluso il suo comizio da qualche minuto: felpa “Livorno”, iPad e dito medio alzato. Il microfono, all’angolo tra via Grande e via della Madonna, è passato nelle mani del candidato della Lega nord a governatore della Toscana Claudio Borghi. A proteggerlo un cordone di carabinieri in assetto antisommossa: casco, manganello, scudo.

Per i contestatori, da oltre un’ora fermi dalla parte opposta della strada, in via del Giglio, la frase: «Ha parlato anche troppo», urlata da uno leader del movimento, è il segnale che è arrivato il momento di alzare il livello della protesta, attraversare via Grande in mezzo al traffico di un giorno feriale e gridare più forte e da più vicino il proprio disprezzo verso il leader leghista.

«Nelle foibe/nelle foibe/nelle foibe». E ancora: «Se ci sono i disoccupati/è colpa dei padroni/non degli immigrati». Fanno vedere il dito medio anche loro, cantano “Bella Ciao” e urlano: «Anche Salvini a testa in giù/anche Salvini a testa in giù», «Livorno antifascista/Livorno antifascista».

Il faccia a faccia, a una distanza di una decina di metri, tra il segretario del Carroccio e il centinaio di contestatori: giovani, arrabbiati, indignati, non incapucciati, dura cinque minuti e finisce con la rinuncia dello staff di Salvini all’annunciata passerella dentro al mercato.

È la vittoria di tutti, o forse di nessuno: di Salvini che ha parlato nella città rossa; degli antagonisti che gli hanno impedito di camminare dentro al cuore del commercio cittadino; delle forze dell’ordine che nel giorno di massima tensione politica hanno evitato scontri e cattiva pubblicità.

Sì, perché a differenza di quanto avvenuto sabato con l’arrivo dell’eurodeputato leghista Mario Borghezio nel giorno del grande corteo dei lavoratori dove la parola d’ordine della sinistra antagonista è stata «ignoratelo», il passaggio del tour elettorale di Matteo Salvini a Livorno sul calendario delle autorità aveva tutto un altro sapore ed era contrassegnato da un bollino rosso. «Quanti agenti ci sono? Praticamente hanno svuotato la Questura e l’hanno trasferita qui», ammette un dirigente che di prima mattina è impegnato a fare la spola tra piazza Cavallotti e via della Madonna.

Per capire che la tensione si stava alzando bastava leggere il volantino intitolato “Fuori Salvini”, firmato con la sigla Fip e consegnato tra i banchi del mercato. «Riteniamo che tale presenza - si legge - sia una chiara e forte provocazione verso l’intera città di Livorno. Riteniamo indispensabile far capire in modo determinato che tale presenza sia da ripudiare. La propaganda vile e bugiarda della Lega prova in questi giorni anche a strumentalizzare l’ennesima strage in mare». Poi l’appello «a tutte le realtà che ripudiano soggetti che minano alle libertà e propagano odio razziale a essere presenti in piazza per far capire che a Livorno non c’è spazio per loro».

Quando intorno alle 9,45 il leader della Lega compare in via della Madonna sono un centinaio ad aspettarlo dall’altra parte della strada. Basta che se ne senta la voce e partono i primi «buuuu» e le offese a chi gli sta intorno.

Due ragazzi che non arrivano a vent’anni tengono in mano uno striscione. Sopra c’è scritto: «Dopo il piagnisteo degli eterni innocenti chiedo conto a ognuno di loro di quello fatto ma soprattutto di ciò che non hanno fatto. Non avrete mai la nostra pietà e soprattutto non siete degni di spartire le lacrime con noi. Odio, indifferenza, razzismo, fascismo no».

Quando la protesta finisce e Salvini è già in viaggio verso Fucecchio in via della Madonna viene data alle fiamme una bandiera della Lega nord.

«La Livorno antifascista, democratica e popolare ha risposto all'appello - scrivono nel pomeriggio i comitati autonomi dell’Ex Caserma - Nonostante il giorno fosse lavorativo centinaia di persone, lavoratori, migranti e gente comune ha contestato il razzista Salvini che dopo pochi minuti e dovuto andare via cancellando il "giro" all'interno del mercato. Non riceviamo - concludono - lezioni di democrazia da persone che fanno dell'intolleranza e del razzismo la propria "fede" politica. Non prendiamo lezioni da chi gioisce quando muoiono in mare 700 persone bambini compresi».

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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