Sicurezza
Il divorzio breve è finalmente legge: sei mesi per l’addio
L’attesa sale a un anno se non ci si separa consensualmente. Cambiano le regole anche per la divisione dei beni
Non è immediato, ma per lo meno è breve. Il nuovo divorzio è legge, votato dalla Camera in modo quasi unanime: solo 28 i no, in gran parte in casa leghista e tra i Fratelli d'Italia e 6 le astensioni, a fronte di 398 sì. E i commenti entusiasti abbondano mentre Renzi twitta: “Un altro impegno mantenuto. Avanti, è la volta buona”. Norma di civiltà, fondamentale passo in avanti, conquista di democrazia: da diverse parti si esprime soddisfazione, eppure non pochi rimarcano che ora bisogna migliorare la legge che lascia il doppio “step” della separazione.
Il #divorziobreve è legge. Un altro impegno mantenuto. Avanti, è #lavoltabuona
— Matteo Renzi (@matteorenzi) April 22, 2015
Le nuove regole. La svolta comunque c'è. Fino a oggi lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio potevano essere chiesti da uno dei coniugi non prima di tre anni di separazione. Ora in sei mesi, se l'addio è consensuale, si può divorziare, altrimenti ci vuole un anno. E questo vale anche se ci sono figli piccoli. I due gradi però, come dicevamo, restano, visto che durante la discussione in Senato è stata stralciata la norma che prevedeva di saltare la separazione. Il divorzio breve sarà operativo anche per i procedimenti in corso.
Novità poi per la divisione del patrimonio: la comunione dei beni si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale.
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I voti. A favore della nuova legge hanno votato Pd, Sel, 5 Stelle, Scelta civica, Psi. Forza Italia e Area popolare hanno dichiarato il loro sì pur lasciando libertà di coscienza, così come la Lega. Giorgia Meloni di FdI si è invece schierata con il no.
Le reazioni. «Abbiamo aggiornato la legge che negli anni ’70 aprì la stagione dei diritti civili, con lo stesso spirito del liberale Antonio Baslini e del socialista Loris Fortuna che ne furono i promotori», ha detto il senatore Andrea Marcucci del Pd. Cita Fortuna anche il segretario del Psi Riccardo Nencini: «Dedichiamo a lui questa legge», dice. Marina Sereni del Pd sottolinea che «la legge riduce gli oneri finanziari e burocratici a carico delle coppie e presta attenzione ai figli». Per Fabrizia Giuliani, pd, resta però «il rammarico per non essere arrivati al divorzio lampo».
Soddisfatta anche la deputata di Forza Italia Elena Centemero, secondo cui «la politica ha dato dimostrazione di saper rispondere alle esigenze di una società che cambia». Anche per Dorina Bianchi di Area popolare ridurre i tempi è un atto importante perché «tempi lunghi significano in molti casi aumenti di conflittualità, con ripercussioni a volte gravi, soprattutto sui figli». Ma la deputata di Ap Eugenia Roccella dice di aver votato contro perché «provvedimenti del genere contribuiscono a indebolire la famiglia». Molto dura anche la Meloni: «No al matrimonio usa e getta soprattutto in presenza di figli. I bambini non sono un dettaglio, vanno tutelati».
La riforma arriva dopo 45 anni dall'approvazione dalla legge sul divorzio e a 41 anni dal referendum che divise l'Italia. Ma ci sono voluti dieci anni di discussioni in Parlamento per ottenere il risultato di ieri.
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