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E SE FOSSIMO FRA I (POCHI) PORTI SCELTI...
di ANGELO ROMA Gianluigi Aponte, intervenuto a Genova all'inaugurazione del nuovo quartier generale per il gruppo Msc (secondo al mondo nel settore containers) ha detto che occorre ridisegnare la...
di ANGELO ROMA
Gianluigi Aponte, intervenuto a Genova all'inaugurazione del nuovo quartier generale per il gruppo Msc (secondo al mondo nel settore containers) ha detto che occorre ridisegnare la mappatura dei porti italiani: in Italia bisognerebbe svilupparne al massimo 4 o 5 e sarebbero più che sufficienti, sviluppando molto, poi, i “dry ports”. I porti e le infrastrutture, secondo me, per fare una strategia devono essere gestiti a livello centrale dando delle priorità. Basterebbe che lo facesse il ministro dei trasporti e delle infrastrutture, ad un tavolo con gli addetti ai lavori.
Sarà questo il fondamento della prossima futura riforma portuale? È da ricordare che qualche giorno prima Aponte ha avuto un faccia a faccia sempre a Genova, con il primo ministro Matteo Renzi.
Un “dry port” è una via intermodale terminale direttamente collegato da strada e/o ferrovia ad un porto, e che opera come centro per il trasbordo marittimo verso destinazioni interne. Oltre al trasbordo marittimo, i “dry ports” possono comprendere anche strutture per lo stoccaggio e il consolidamento delle merci, supporto per carichi via gomma o ferro, e per i servizi di sdoganamento. L'ubicazione di strutture come i “dry ports”, attenuano la ricerca di aree per lo stoccaggio e spazi doganali, all'interno del porto stesso. E come ha aggiunto sempre il numero uno di Msc, consentirebbero «una logistica migliore via treno e con una distribuzione dai terminal interni via camion».
Il neo-ministro Del Rio ha detto che il Documento pluriennale di pianificazione (Dpp) dovrà essere definito rapidamente, entro settembre 2015, facendo perno su piani di settore, i contratti Anas e Rfi, intersecando le fonti di finanziamento europee, nazionali e private. Nel Dpp saranno inserite le “sole” opere portuali e logistiche necessarie al perseguimento della strategia che sarà definita per ogni sistema portuale incluso nelle reti Ten.
A me pare che la sostanza sia quasi la stessa, e poiché il porto di Livorno: 1)è inserito nel Ten-T Core Network Corridors (corridoio Scandinavo/Mediterraneo); 2) la Msc è ormai radicata nel nostro porto; 3)il nostro retroporto soddisfa in pieno le caratteristiche del "dry port”, possiamo dire, incrociando le dita, che dovremmo esserci in quei 4-5 porti da sviluppare.
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