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DARSENA EUROPA FACCIAMO UN PO’ DI CONTI (VERI)

di NICOLETTA BATINI

di NICOLETTA BATINI L’articolo sul Tirreno del 16 aprile, che prende spunto da un mio intervento sulla pagina Facebook del Gruppo Amici di Livorno, titola erroneamente «Batini frena i sogni. "Faranno...

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di NICOLETTA BATINI

L’articolo sul Tirreno del 16 aprile, che prende spunto da un mio intervento sulla pagina Facebook del Gruppo Amici di Livorno, titola erroneamente «Batini frena i sogni. "Faranno retrofront sui 50 milioni"». Ho scritto: «Per Livorno bad news e probabile retrofront sulla promessa di 50 milioni per Darsena Europa».

Ho inoltre riscontrato un po' di confusione sui finanziamenti che l'Autorità Portuale si sarebbe assicurata da novembre ad oggi. Per la Darsena Europa Fase Uno (salvo possibili sottostime, mancando a tutt'oggi il progetto definitivo e uno studio di sostenibilità economico-finanziaria dell'opera) ci vogliono 650 milioni di euro e io non ho mai ipotizzato un costo di 800 milioni di euro, mi si consenta di specificare perché.

La cifra assicurata con fondi pubblici nazionali è passata da 170 (come dichiarato dalla Regione Toscana alla fine del 2014) a 250 milioni di euro (come indicato nell'ultima bozza dell'Accordo di Programma). I restanti 400 milioni di euro sono da chiedere in prestito a banche (commerciali o internazionali) e sono quindi soggette a valutazioni delle banche stesse. Che sia l'Autorità Portuale o un privato a chiederli, cambia poco nella sostanza. Nella migliore delle ipotesi, mancano dunque all'appello ancora 400 milioni, di cui 50 sono stati concordati dal Governo ma purtroppo non sono entrati nel Def 2015.

Come il nostro premier, credo fermamente nella necessità di far fare sistema ai tanti porti italiani e di mettere più risorse tra quelle disponibili sui porti strategici. Il mondo dello shipping corre e noi dobbiamo tenere almeno lo stesso passo.

Ritengo che Livorno abbia urgente bisogno di rilancio infrastrutturale e di tutto quello che saggiamente il Governo consiglia: semplificazione amministrativa, efficienza, competitività e visione lungimirante. Ma anche capacità di intendere i target della programmazione dell'Europa 2020 e di sfruttarne l'appoggio economico, come fanno altri grandi porti italiani. Ci vuole chiarezza e responsabilità, così come dimestichezza coi meccanismi di finanza internazionale. Ci vuole dunque un cambio di passo, e subito, per tutelare non solo chi ha perso il lavoro in virtù del calo vertiginoso dei traffici degli ultimi quattro anni ma anche per proteggere chi vede il proprio lavoro in porto costantemente a rischio per il cattivo andamento dello scalo in termini tendenziali.

Il mio piano di rilancio per il porto di Livorno è volto proprioo ad ottimizzare i punti della riforma nazionale, in una visione di crescita e sviluppo dello scalo sia a livello commerciale che turistico. Intendo puntare sul potenziamento dei container ma anche sulla posizione favorevole dello scalo livornese che consente di rafforzare grandemente sia il settore crocieristico che la nautica di lusso e da diporto. Inoltre la ripresa dei bacini di carenaggio permetterebbe una specializzazione nel retrofit di navi di media-grande dimensione rendendole più efficienti energicamente e generando alti livelli di occupazione. Quindi, sì ai volumi ma sì al valore aggiunto.

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