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Borghezio torna a Livorno: "Non mi faccio spaventare". Nogarin: "Un provocatore"
Il leghista cambierà location dopo che il bar Dolly sommerso dai messaggi ha detto no. Gli organizzatori del corteo sul lavoro: "Non ci importa di lui, sarà una manifestazione pacifica per parlare di occupazione e diritti". In arrivo anche Salvini
LIVORNO. Alla fine l’europarlamentare della Lega, Mario Borghezio, sabato 18 sarà a Livorno. Arriverà proprio nel giorno del corteo contro la crisi e per il lavoro organizzato dal coordinamento dei lavoratori livornesi. E tornerà dopo la guerriglia che nel 2006 si scatenò in città quando mise piede nella Venezia. Ma il leghista non farà il suo comizio al bar Dolly di piazza Grande, come la mattina di venerdì 17 era stato annunciato, con tanto di volantino, dallo staff del Carroccio: il titolare del bar, subissato di messaggi via e-mail e sulla pagina Facebook del locale, si è tirato indietro.
«Non sapevo che nel mio bar sarebbe venuto Borghezio – ha detto poi Mario Basile – l'ho letto sul sito del Tirreno: ho undici dipendenti, a uno di loro era stato chiesto un preventivo per una conferenza e lo ha fatto, come capita spesso. Da stamani siamo stati bombardati di e-mail e messaggi, c'è chi ci ha chiamati fascisti e xenofobi. Ma noi lavoriamo al pubblico da tanti anni, non volevamo certo scatenare tutto questo». Così, insomma, alla fine si è chiamato fuori: «Nessuno aveva parlato direttamente con me, avrei immaginato la reazione della città. Tra l'altro nella stessa giornata c'è una manifestazione per il lavoro. Non avrei messo questa "bomba" all'interno del centro...».
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E Borghezio? Venerdì sera ha risposto così: «Certo che verrò a Livorno, alle 16 sarò all’Hotel Granduca per una conferenza pubblica, alle 18 faremo una apericena». Nell’hotel quindi ci sarà la conferenza che doveva essere nell’altra location, dal titolo: “Tra immigrazionismo e Ttip, quale futuro attende l’Italia”, con Armando Mannocchia (direttore di "Imola Oggi" e presidente dell'associazione "Tank you Oriana") e Ugo Gaudenzi (direttore di "Rinascita"). «Il locale che avevamo prenotato – riprende il leghista – ha ricevuto minacce, è un fatto grave, la democrazia è un’altra cosa. Così hanno fatto anche perdere un’entrata a un imprenditore. Perché verrò lo stesso? Soprattutto in clima pre-elettorale, non venire sarebbe stata una fuga. Quello che è accaduto, ripeto, è molto grave». Così non perde l’occasione per dire che «se pensavano di spaventarci si sono sbagliati, anzi ci dimostrano che siamo nel giusto» e «aspetto ancora le scuse per quello che è successo nel 2006...».
Se queste parole volevano essere una provocazione in clima pre-elettorale, come lo ha chiamato lo stesso Borghezio, gli organizzatori del corteo hanno subito risposto che non la raccoglieranno e che non lasceranno che l’eurodeputato della Lega si prenda il palcoscenico «nel giorno in cui la città si mobilità contro la crisi e per il lavoro».
Anche più duro il sindaco Filippo Nogarin, che sulla sua pagina Facebook ha postato la proclamazione delle Leggi Livornine e ha scritto: «Da sindaco di Livorno non accetto che un borghezio qualunque si possa permettere di offendere una città, la sua gente, la sua cultura, la sua storia. Chi semina odio e pregiudizio merita di essere isolato, ignorato». Poi una sorta di appello: «Confido nell'intelligenza e nella maturità dei cittadini livornesi di non cadere nelle trappole di un provocatore di professione. Non ha contenuti e gioca la sua inconsistenza politica solo sullo scontro e le paure».
Tutto avviene a pochi giorni dall’arrivo sulla costa toscana di Matteo Salvini: i responsabili livornesi della Lega hanno confermato che dopo l’iniziativa in programma la sera di martedì 21 a Cecina, mercoledì 22 il segretario del Carroccio potrebbe raggiungere il gazebo che sarà allestito a Livorno.
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La reazione del coordinamento dei lavoratori. «Il corteo non ha intenzione di rispondere ad alcuna provocazione di questo soggetto: rinnoviamo quindi l'invito a tutti i lavoratori e alle lavoratrici, ai precari, ai disoccupati e alle loro famiglie a partecipare in massa alla manifestazione pacifica ma determinata che rivendicherà lavoro, salario e diritti». È questo il messaggio che è arrivato dal coordinamento dei lavoratori livornesi che da tempo lavora al corteo che sabato 18 attraverserà le vie del centro. L’appuntamento è per le 17 in piazza Magenta: il corteo arriverà in piazza Grande per poi raggiungere piazza Cavallotti. Al termine è previsto anche l’intervento dei rappresentanti delle Rsu di molte aziende in crisi.
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Gli organizzatori si erano detti pronti a modificare il percorso nel caso in cui Borghezio fosse stato in piazza Grande. «Perché vogliamo parlare di crisi, di salario, di diritti, non del primo provocatore, passato anche di moda», dicono Giovanni Ceraolo, Valerio Melotti e Vittorio Colombo: «L’obiettivo è far partecipare i lavoratori, le loro famiglie, più persone possibile. Insomma, vogliamo che non ci siano problemi e se verrà eviteremo qualsiasi contatto. Se in città ci devono essere problemi è perché manca il lavoro, non perché viene Borghezio».
Di provocazione hanno parlato, in una nota, anche da Buongiorno Livorno: «Parliamo di un movimento politico che istiga all’odio e semina razzismo – ha scritto il presidente Stefano Romboli insieme al direttivo, riferendosi alla Lega – concedere l’autorizzazione a iniziative con personaggi come Borghezio e Salvini ci pare inopportuno». Parole simili da Rosalba Volpi e Fabio Gatto di Communia: «Soffiano sul fuoco del disagio sociale. La Livorno solidale, antirazzista e antifascista non vuole Borghezio».
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