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Livorno

Borghezio torna a Livorno ma deve cambiare location

Il Dolly sommerso di messaggi dice no. Il leghista: «Ma non ci spaventano» Nogarin: «Provocatore di professione, non cadete nella trappola». Arriva Salvini

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LIVORNO. Alla fine l’europarlamentare della Lega, Mario Borghezio, oggi sarà a Livorno. Arriverà proprio nel giorno del corteo contro la crisi e per il lavoro organizzato dal coordinamento dei lavoratori livornesi. E tornerà dopo la guerriglia che nel 2006 si scatenò in città quando mise piede nella Venezia. Ma il leghista non farà il suo comizio al bar Dolly di piazza Grande, come ieri mattina era stato annunciato, con tanto di volantino, dagli organizzatori del Carroccio: il titolare del bar, subissato di messaggi via e-mail e sulla pagina Facebook del locale, si è tirato indietro.

«Non sapevo che nel mio bar sarebbe venuto Borghezio – ha detto in prima battuta ieri pomeriggio Mario Basile – l'ho letto sul sito del Tirreno: ho undici dipendenti, a uno di loro era stato chiesto un preventivo per una conferenza e lo ha fatto, come capita spesso. Da stamani siamo stati bombardati di e-mail e messaggi, c'è chi ci ha chiamati fascisti e xenofobi. Ma noi lavoriamo al pubblico da tanti anni, non volevamo certo scatenare tutto questo». Così, insomma, alla fine si è chiamato fuori: «Nessuno aveva parlato direttamente con me, avrei immaginato la reazione della città. Tra l'altro nella stessa giornata c'è una manifestazione per il lavoro. Non avrei messo questa "bomba" all'interno del centro...».

E Borghezio? Ieri sera ha risposto così: «Certo che verrò a Livorno, alle 16 sarò all’Hotel Granduca per una conferenza pubblica, alle 18 faremo una apericena». Nell’hotel quindi ci sarà la conferenza che doveva essere nell’altra location, dal titolo: “Tra immigrazionismo e Ttip, quale futuro attende l’Italia”, con Armando Mannocchia (direttore di "Imola Oggi" e presidente dell'associazione "Tank you Oriana") e Ugo Gaudenzi (direttore di "Rinascita").

«Il locale che avevamo prenotato – riprende il leghista – ha ricevuto minacce, è un fatto grave, la democrazia è un’altra cosa. Così hanno fatto anche perdere un’entrata a un imprenditore. Perché sono venuto lo stesso? Soprattutto in clima pre-elettorale, non venire sarebbe stata una fuga. Quello che è accaduto, ripeto, è molto grave».

Così non perde l’occasione per dire che «se pensavano di spaventarci si sono sbagliati, anzi ci dimostrano che siamo nel giusto» e «aspetto ancora le scuse per quello che è successo nel 2006...».

Se queste parole volevano essere una provocazione in clima pre-elettorale, come lo ha chiamato lo stesso Borghezio, gli organizzatori del corteo hanno subito risposto che non la raccoglieranno e che non lasceranno che l’eurodeputato della Lega si prenda il palcoscenico «nel giorno in cui la città si mobilità contro la crisi e per il lavoro».

Anche più duro il sindaco Filippo Nogarin, che sulla sua pagina Facebook ha postato la proclamazione delle Leggi Livornine e ha scritto: «Da sindaco di Livorno non accetto che un borghezio qualunque si possa permettere di offendere una città, la sua gente, la sua cultura, la sua storia. Chi semina odio e pregiudizio merita di essere isolato, ignorato». Poi una sorta di appello: «Confido nell'intelligenza e nella maturità dei cittadini livornesi di non cadere nelle trappole di un provocatore di professione. Non ha contenuti e gioca la sua inconsistenza politica solo sullo scontro e le paure».

Tutto avviene a pochi giorni dall’arrivo sulla costa toscana di Matteo Salvini: ieri i responsabili livornesi della Lega hanno confermato che dopo l’iniziativa in programma martedì sera a Cecina, mercoledì mattina il segretario del Carroccio potrebbe raggiungere il gazebo che sarà allestito a Livorno.

(j.g.)

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di Redazione web