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Chiccaia per le emergenze

Chiccaia per le emergenze

L’assessore apre all’ipotesi di non murare: «Prevenire così le occupazioni»

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LIVORNO. «Murare tutto? Non sono d’accordo...». Così l’assessore al sociale ha chiesto a Casalp e agli uffici di considerare l’ipotesi di utilizzare temporaneamente per l’emergenza abitativa gli alloggi della Chiccaia che saranno via via evacuati nell’ambito del piano di recupero. Un eventuale «utilizzo temporaneo», dice oggi Ina Dhimgjini, prima che il fatiscente blocco popolare di Shangai venga demolito. Attenzione però: significa che al di là delle tre ipotesi formulate nelle ultime settimane dagli uffici è stata presa una decisione definitiva per il futuro della Chiccaia? No. Perché l’assessore, parla ancora di «necessari approfondimenti tecnici» e di nuovi tavoli che saranno convocati entro la fine della settimana. Mentre i tempi sul fronte della casa stringono.

Rischio occupazioni in massa. Il futuro della Chiccaia è diventato emblematico proprio per definire le politiche della casa della nuova amministrazione. I tempi stringono perché tra maggio e giugno una trentina di famiglie lasceranno il blocco di Shangai per raggiungere le case nuove alla Padula. Per le altre famiglie che dovranno raggiungere Corea (35) il trasloco è slittato a settembre. Così dopo gli sfondamenti delle ultime settimane (soprattutto di giovani donne con figli), non è difficile immaginare che a giugno possa partire un’occupazione di massa degli alloggi che saranno murati (perché fatiscenti e destinati, appunto, alla demolizione). Lo hanno sottolineato anche i rappresentanti del Comitato diritto all'abitare dell'ex Caserma Occupata in una nota diffusa pochi giorni fa: «Con tutta probabilità – hanno scritto – una volta iniziato il vero trasferimento degli inquilini, tutti gli alloggi disponibili saranno occupati da famiglie in difficoltà». E ancora: «L'amministrazione si è fatta sfuggire la possibilità di gestire una situazione molto delicata che, in un modo o nell'altro, avrebbe portato al riutilizzo del blocco popolare. Si poteva scegliere il riutilizzo temporaneo per l’emergenza abitativa oppure lasciare che i cittadini in difficoltà lo facessero da soli...». Di più: «Ci rendiamo da subito disponibili a organizzare, insieme alle famiglie occupanti, un'eventuale battaglia di resistenza contro la demolizione dello stabile fino a quando non siano state sistemate tutte le famiglie al suo interno e non siano partiti i lavori di costruzione o ristrutturazione di nuovi alloggi popolari». Insomma, il clima è sempre più teso, mentre è notizia di ieri che il 24 aprile le famiglie che occupano il Palazzo Maurogordato saranno ricevute in Comune.

«Ma le forze politiche...». Ieri l’assessore al sociale, dopo la nuova irruzione in municipio di un uomo senza casa che ha minacciato di dare fuoco a tutto, ha prima voluto provare a tirare le orecchie alle forze politiche: «Stiamo cercando di lavorare tutti per contenere il disagio e non è accettabile che alcune forze politiche non si dissocino da certi gesti». Poi, nel merito, ha detto: «L’intenzione è di contenere il fenomeno delle occupazioni abusive». Ok, ma come? Dhimgjini la prende larga: la volontà, ripete, è di arrivare a demolire la Chiccaia («gli stessi sindacati hanno detto in commissione che il blocco deve andare giù»), ma «dovremo procedere in parallello, assicurandoci che una volta trasferite tutte le famiglie regolari ed espropriati i proprietari (nove in tutto, ndr) l’immobile vada giù in fretta, per non favorire le occupazioni». Facendo nel frattempo, aggiunge, «una ricognizione degli alloggi sfitti in città e di altri edifici da trasformare a uso abitativo». Dall’ex Caserma Lamarmora all’ex Caserma Del Fante, sempre che i soldi ci siano. Perché «non possono mancare altri alloggi per l’emergenza casa».

Detto questo, «tra maggio e giugno si porrà il problema concreto, con una trentina di famiglie che lasceranno la Chiccaia e non potrà essere un tempo morto: io non sono per murare gli alloggi e chiedo di studiare prima un modo per prevenire le occupazioni». Cerchiamo di fare chiarezza: è stato chiesto a Casalp di usare gli alloggi per l’emergenza abitativa in attesa che il blocco vada giù? «Sì, lo abbiamo chiesto», risponde Dhimgjini. «Non voglio sfondamenti incontrollati, ed entro la fine della settimana ci sarà un tavolo con Casalp e con gli uffici tecnici, analizzeremo anche le istanze rappresentate dagli inquilini in regola, dai proprietari, dai sindacati. Capisco che si possano venire a creare dei disagi per tutti».

Dubbi e prefabbricati. Ma se gli alloggi vuoti saranno utilizzati in via provvisoria per far scorrere la graduatoria dell’emergenza casa, come pensa l’amministrazione di far uscire le famiglie una volta che l’immobile sarà pronto per la demolizione? È vero, poi, che molti alloggi sono già considerati di fatto inagibili e quindi non riassegnabili dal pubblico, salvo costosi rattoppi? A tutte queste domande, per ora, l’assessore risponde che «stiamo facendo ulteriori verifiche» e che «questo sarebbe per noi il percorso più giusto, ma c’è da valutare gli aspetti tecnici».

«Una cosa – conclude – è certa: qualunque sia la decisione, non potremo aspettare 54-60 mesi per costruire nuovi immobili» e per il futuro «stiamo valutando anche l’ipotesi dell’edilizia prefabbricata».

Juna Goti

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