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I 450 di People Care venerdì in sciopero

I 450 di People Care venerdì in sciopero

LIVORNO. Ci mancava solo il trasferimento di Claudio De Vincenti da viceministro dello sviluppo economico a sottosegretario alla presidenza del consiglio. Per i lavoratori di People Care la notizia...

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LIVORNO. Ci mancava solo il trasferimento di Claudio De Vincenti da viceministro dello sviluppo economico a sottosegretario alla presidenza del consiglio. Per i lavoratori di People Care la notizia della promozione di De Vincenti è stata un altro colpo al cuore. E non solo perché da mesi stava seguendo la pratica del call center, ma anche perché proprio lui in questo momento era diventato l’attore decisivo nella ricerca di una società in grado di subentrare a People Care e di trasformare la disponibilità di Seat a restare a Livorno in una nuova commessa e in posti di lavoro.

Il timore dei 350 lavoratori di Guasticce e dei sindacati è che l’addio dell’ex viceministro possa in qualche modo danneggiare o ritardare la partita. Non è un caso d’altra parte che da tre settimane il telefono taccia, mentre all’ultimo tavolo ministeriale a fine marzo - quello in cui Seat dette la disponibilità a rinnovare il contratto con Guasticce - era stato deciso di tornare a confrontarsi fin subito dopo Pasqua. «E invece sono passate due settimane e tutto tace - attacca Filippo Bellandi, Rsu Cgil -. Aspettavamo una convocazione ma nessuno ci ha chiamato. Ogni settimana in più che passa, per noi è una settimana in meno di vita». E’ proprio una corsa contro il tempo, visto che il 31 maggio sarà l’ultimo giorno di lavoro per i 350 dipendenti e 100 interinali di People Care.

Davanti al silenzio romano, ieri le Rsu si sono incontrate e hanno proclamato uno sciopero per tutta la giornata di venerdì 17: durante la mattina sarà effettuato un presidio sotto la prefettura per chiedere di fare pressione affinché il Mise faccia opera di scouting presso società in grado di subentrare a People. Nel pomeriggio i lavoratori hanno invitato per un confronto i sindaci Nogarin e Bacci, il presidente Franchi, l’assessore Simoncini, il governatore Rossi e i capigruppo in consiglio comunale. «Livorno non può reggere altri 350 posti di lavoro persi», dice Bellandi.

(g.corsi)

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