Il Tirreno

Livorno

Giovani livornesi in gergo

Tra scoppiati e pottine ti va di lusso o fai i pezzi

di Lorenzo Taccini
Tra scoppiati e pottine ti va di lusso o fai i pezzi

LIVORNO. Cambiano i tempi, cambiano i costumi, le mode e cambia anche il linguaggio. Livorno non è più quella delle cenciaiole e del vernacolo, ma il linguaggio si è evoluto, forse perdendo qualche...

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Cambiano i tempi, cambiano i costumi, le mode e cambia anche il linguaggio. Livorno non è più quella delle cenciaiole e del vernacolo, ma il linguaggio si è evoluto, forse perdendo qualche cosa di antico sapore, ma anche arricchendosi di molti interessanti neologismi. Chi meglio dei giovani può raccontare che cosa sia “in voga” ad oggi, come si parli e come sia cambiata la moda? Per una testimonianza diretta abbiamo incontrato alcuni giovani ragazzi livornesi di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, una delle fasi della vita più indicative di che cosa sia “in” in città attualmente. La prima sensazione che si riceve è che, aldilà di alcuni “must” tradizionali della nostra parlata quotidiana (ad esempio le inflazionatissime espressioni “i’r budello di tu’mà”, “maremma ‘ane”, “bu’o di ’ulo”, “boia ‘ane” e simili senza naturalmente tralasciare il caratteristico intercalare con il “dé”), pare proprio che il linguaggio parlato labronico abbia perso buona parte dei suoi vocaboli vernacolari, a favore di parole mutuate perlopiù dalle realtà dell’elettronica, videogames e da quella sportiva.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:1.11235037:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11235037:1652020504/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Un tipico esempio è la parola buggato (da leggersi “baggato”) che, spiega Tommaso Quaglierini (16 anni), «è un termine preso dai videogames e si utilizza quando una cosa non funziona bene, ma anche in senso ironico: se ad esempio una doccia a pagamento di uno spogliatoio dura più del dovuto è “buggata”, così come se vado a ristorante e la portata del piatto ordinato si rivela clamorosamente inferiore, o superiore, alle aspettative». Un’altra espressione frequentemente utilizzata ce la presenta Filippo Sbrana, quindicenne: «Oggi è molto in voga rispondere è buono come presa in giro. Faccio un esempio: se non voglio assolutamente essere interrogato e la professoressa chiama proprio me, il mio amico con aria sorniona mi guarderà e commenterà: è buono (o soltanto “buono” n.d.r.)». Esistono altre espressioni tipiche che utilizzate abitualmente? Gemma Lombardi (15 anni) ci ricorda l’espressione di lusso come risposta positiva ad un evento fortunato -con il corrispettivo contrario loja, Lorenzo Torre (17 anni ), invece, propone sei il numero uno, utilizzata però in senso ironico, o a presa di giro bonaria, Francesco Falleni (16 anni ) pesca dall’ambito sportivo il modo di dire è tatti’o, quando una qualche scelta risulta tutt’altro che “tattica” (come ad esempio mangiare un paio di kebab dopo avere già cenato), Chiara Arria, 18 anni, ricorda la nota mai ‘na gioia che si usa quando va tutto male, per scherzo o meno e l’uso di tipo al posto di “ad esempio”. Su facebook e social networks simili, leggiamo spesso il commento moio, che significato ha? Prende parola Martina Dini (16): «“Moio” è un’espressione molto utilizzata che si usa in sostituzione dell’interiezione ahahah, o per evidenziare lo stupore per un fatto, o una notizia». Federica Arigoni e Irene Ceccherelli (entrambe classe ’96) spiegano anche come questa espressione possa essere combinata con altre per aumentarne la forza espressiva, come ad esempio in no, moio, ti giuro, o boia, ora moio. Oltre al linguaggio, che cosa caratterizza la generazione dei giovani qui a Livorno? Martina Dini non usa mezzi termini: «A Livorno siamo un branco di pe’ore e manca l’originalità. La novità diventa subito una moda da seguire, nel modo di parlare, di vestire, o persino il luogo da frequentare».

D’accordo anche Federica Arigoni: «Mancano la personalità ed il coraggio di esprimersi». Così Irene Ceccherelli ricorda anche come «se fai qualcosa di “sbagliato” si viene subito a sapere e rimani bollato come quello/a che ha fatto i pezzi» ovvero che si è reso/a protagonista di una pubblica figuraccia. Qualche anno fa andavano di moda i “cugi” ed i “surfisti”, oggi esistono delle correnti di moda? Come vengono chiamate? Chiara Arria: ""A Livorno si una molto dare nomi ai gruppi, identificandoli con una loro caratteristica comune, ma come correnti di moda attualmente la situazione è poco definita… Si possono individuare gli scoppiati (quelli che fumano, bevono, etc…), i nerd (fissati con la tecnologia, i videogiochi, ma anche con l’eccessivo studio) per la sfera maschile e le pottine (quelle che -come diciamo noi- “se la tirano”) per la sfera femminile. Federica Arigoni spiega anche come si cerchi «sempre di più di saltare le tappe anticipando i tempi e cercando di emulare i ragazzi più grandi. È cambiata l’educazione e, forse, in alcuni casi manca un po’ di polso nel gestire le situazioni».

Insomma, modi di dire e modi di fare dei giovani che raccontano come cambia la società e anche la città, perché anche se molte espressioni varcano i confini livonesi l’impronta labronica resiste e rende i modi di dire ancora più coloriti e originali.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web