Italia
«Ex Enel, per ora lasciateci qui con un affitto simbolico»
Gli occupanti del palazzo Maurogordato si rivolgono al prefetto e all’assessore al sociale Dalla Caserma Occupata critiche alla giunta sulla Chiccaia: manca una strategia
LIVORNO. L’occupazione (o la “resistenza” come la chiamano i protagonisti) del palazzo Maurogordato sugli scali D’Azeglio prosegue. E se da un lato il comitato “Diritto all’abitare” dell’ex Caserma invita i livornesi che hanno bisogno di un tetto a presentarsi («decine e decine di famiglie possono vivere in questi 8000 metri quadrati lasciati chiusi, c'è posto per tutti»), dall’altro chiede un tavolo urgente con Comune e prefetto allo scopo di ottenere un utilizzo temporaneo degli appartamenti in cambio di un canone simbolico. E nel frattempo torna a sollecitare l’assessore Dhimgjini: «Ha già preso contatti con la proprietà e con la prefettura? La città non si può più permettere immobilismo in questo senso, considerando che a Livorno ci sono 4000 alloggi sfitti».
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Contro la gestione dell’emergenza abitativa della giunta Nogarin, le frecce avvelenate dell’ex Caserma puntano anche alla questione Chiccaia, il blocco di Shangai destinato all’abbattimento e al recupero su cui è in corso da anni un’aspra diatriba. «L'amministrazione si è fatta sfuggire la possibilità di gestire una situazione molto delicata che, in un modo o nell'altro avrebbe portato al riutilizzo del blocco popolare - è la critica del comitato -. Si poteva scegliere il riutilizzo temporaneo per emergenza abitativa oppure lasciare che i cittadini in difficoltà lo facessero da soli. Come era ampiamente prevedibile la mancanza di una strategia chiara e determinata in merito al futuro del blocco popolare in questione, ha fatto sì che i cittadini si siano autorganizzati nel tentativo di riconquistarsi quello che gli spetterebbe di diritto».
«Con tutta probabilità - continuano quelli del Comitato -, una volta iniziato il vero trasferimento degli inquilini, tutti gli alloggi disponibili verranno occupati da famiglie in difficoltà. Che nessuno si permetta di parlare di occupazioni che ledono diritti di altri cittadini. Nessuna assegnazione è prevista per quegli appartamenti». Il messaggio è chiaro: lo stabile non va demolito. «Ci rendiamo da subito disponibili per organizzare, insieme alle famiglie occupanti, un'eventuale battaglia di resistenza contro la demolizione fino a quando non siano state prima sistemate tutte le famiglie al suo interno e fino a quando non siano partiti i lavori di costruzione o ristrutturazione di nuovi alloggi popolari».
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