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«È stato il nostro 11 settembre»

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Rispoli ai senatori: perché l’armatore non è mai salito sul banco degli imputati?

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LIVORNO. «Quella di Livorno è la più grave tragedia sul lavoro e per questo si chiama in causa il datore di lavoro, cioè l'armatore. Noi continuiamo a chiederci perché Vincenzo Onorato non sia mai salito sul banco degli imputati. Ora finalmente la commissione di inchiesta può dare quelle risposte che in 24 anni non abbiamo avuto». Lo ha ripetuto Loris Rispoli, presidente dell'associazione "140", aprendo ieri mattina l'incontro tra i familiari delle vittime e i parlamentari della commissione Trasporti del Senato.

Presenti al tavolo il senatore Marco Filippi (Pd) e la senatrice Alessia Petraglia (Sel). «Il 10 aprile rappresenta un po' l'11 settembre per la nostra città – ha detto Filippi – una data che interroga le nostre coscienze, come ha spiegato Rispoli, per cercare di rispondere alle esigenze che, dopo 24 anni, hanno necessità di essere accompagnate con parole di verità e di giustizia. Elemento di novità di quest'anno – ha aggiunto Filippi – è essere giunti ad avere il traguardo della commissione di inchiesta parlamentare sul Moby Prince, che ieri (giovedì 9) in commissione abbiamo approvato all'unanimità su un testo unificato e senza emendamenti. Questa è la forza: lavorare per una lettura univoca delle situazioni di fatto, tralasciando le bandiere di parte». La commissione lavorerà per due anni con report semestrali in aula prima di arrivare alla relazione finale. «Sulla vicenda – ha concluso il senatore – sono ancora moltissime le zone d'ombra e gli incastri che non tornano. Più che in altre situazioni credo quindi che sia necessaria una commissione di inchiesta autorevole, e credo che la politica debba assumersi la forza di raccogliere gli elementi che non hanno fatto parte del processo o che sono stati stralciati per vizi di forma».

In chiusura è intervenuto anche Angelo Chessa, figlio del comandante del Moby Prince, e presidente dell'associazione "10 aprile", che riunisce anch'essa i familiari delle vittime. «Dallo scorso anno qualcosa è cambiato – ha detto Chessa – c'è un consenso totale sulle cose da fare tra le due associazioni dei familiari delle vittime e ora con una commissione di inchiesta, che speriamo possa presto cominciare a lavorare, i punti interrogativi di una vicenda intricata si devono congiungere in una causa comune che serva per tirare fuori la verità».

Le parlamentari toscane di Sel, Alessia Petraglia e Marisa Nicchi, hanno ripetuto che «si è perso tantissimo tempo ed è arrivato il momento di fare luce». Mentre il presidente di Sel, Nichi Vendola, ha twittato: «Dopo 24 anni di non verità e omissioni, ora il Parlamento dia il via libera alla commissione d'inchiesta: i familiari delle vittime, la Sardegna, la città di Livorno, tutti noi abbiamo il diritto di sapere finalmente cosa successe in quella terribile notte e che cosa è avvenuto negli anni successivi».

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