Il Tirreno

Livorno

Nella Chiccaia che attende altre famiglie sfondano

di Juna Goti
Nella Chiccaia che attende altre famiglie sfondano

Mentre il Comune deve decidere cosa fare del blocco, ragazze con figli e coppie occupano gli alloggi fatiscenti già murati: «Siamo disperati, meglio la denuncia»

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LIVORNO. Elsa Sanguinetti scende in cortile e scuote la testa. Lei è la chiccaia, quella vera, quella che ha dato il nome al blocco della Chiccaia e che vive da ottant’anni in un appartamento popolare che si affaccia sul cuore di Shangai: «Mi dispiace – dice – una situazione come questa non l’avevo mai vista...». Mentre l’amministrazione comunale deve ancora decidere cosa vuole fare del blocco della Chiccaia una volta che sarà svuotato (come previsto dai piani di recupero), le famiglie rimaste senza casa decidono da sole: ieri sono state sfondate le porte di altri quattro alloggi popolari che erano già stati murati da Casalp. Alloggi fatiscenti, con i pavimenti ricoperti di macerie, la muffa alle pareti, escrementi di topi e piccioni.

A sfondare, questa volta, sono state soprattuto giovani donne, poco più che ventenni, in dolce attesa o con figli piccoli in braccio. E nel cortile sono arrivati vigili urbani e ambulanze.

Raissa Diversi, livornese di 24 anni, ha una figlia di 6 mesi e uno di 3 anni. «Vivevo in affitto con il mio ragazzo che aveva un contratto a tempo determinato – racconta – i miei familiari non potevano ospitarmi, mi sono rivolta a Casalp, mi hanno parlato di affitto a canone concordato ma avrei dovuto pagare più di 400 euro e comunque non c’erano case disponibili. Non ho una busta paga, non sapevo dove andare. L’emergenza casa? Ho due figli, non sai mai dove ti mettono. Alla fine sono salita in macchina, ho preso il martello e ho sfondato la porta di questo alloggio, sapevo che era chiuso da tempo». Luigi Alderigi, invece, di anni ne ha 53. Anche lui prima si sarebbe rivolto a Casalp: «Ho chiesto del canone concordato ma non c’erano case disponibili». Ha sfondato con la moglie Elisabetta (53) che poi, dopo aver parlato con i vigili, ha deciso spontaneamente di riuscire dall’alloggio. «Lavoro solo io – dice l’uomo – prendo 800 euro, vivevamo in una stanza in via Grande a 350 euro, poi il proprietario l’ha rivoluta. Come faccio a pagare un affitto di 600 euro? La disperazione ti fa decidere di occupare anche a 50 anni».

Nel palazzo di fronte un’altra ragazza poco più che ventenne si è barricata in una casa al piano terra: è incinta di due mesi, ha un occhio nero e scappa da una storia che vuole lasciarsi alle spalle. «La casa popolare? Non ce l’avrò mai, non sapevo dove andare». Così la denuncia per occupazione abusiva e danneggiamento (più l’impossibilità di rientrare in un percorso di legalità con emergenza casa ed Erp) sembra fare meno paura di quello che c’è fuori. E la Chiccaia rischia di diventare una pentola a pressione.

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