Attenzione
SENZA CASA
LIVORNO. «Scusate per quello che ho fatto in Comune, non volevo far male a nessuno. Ero arrabbiato perché mi sento preso in giro dall’amministrazione e sono in guerra. Ma voglio solo dare una casa...
LIVORNO. «Scusate per quello che ho fatto in Comune, non volevo far male a nessuno. Ero arrabbiato perché mi sento preso in giro dall’amministrazione e sono in guerra. Ma voglio solo dare una casa alla mia famiglia». Dalla rabbia alle lacrime, dal raptus alla conciliazione. Marco Morini, 29 anni, padre di una bambina di due anni e mezzo e ora in attesa di un figlio con la nuova compagna, parla a 24 ore dall’irruzione che gli è costata una denuncia per resistenza a pubblico ufficale e danneggiamenti.
Intanto come sta dopo quello che è successo?
«Sto bene, almeno da un punto di vista personale. Invece mi sono rotto di come vanno le cose».
In che senso?
«Nel senso che mi sono rotto di essere preso in giro, oggi come in passato, dal Comune dove vivo e pago le tasse. Non vedo la motivazione perché non mi trovano un alloggio, anche momentaneo: sono disposto a spostarmi tutti i giorni. Ma la cosa importante per me è quella di stare con mia moglie, non voglio che le vada in una casa famiglia. Tra qualche mese nascerà un figlio e non voglio che ci dividano. Il Comune non mi prende più in giro. Mi dicono che per avere una casa ci vorrà tempo, e nell’attesa mi dovrò adattare, ma io non ho quel tempo. È un anno e mezzo che aspetto. Se avessi un lavoro prenderei una stanza in albergo, invece essendo disoccupato mi sono trovato a dormire a destra e sinistra, per la strada».
Ad esempio l’ultima notte dove avete dormito?
«La mia compagna per fortuna ha trovato un appoggio a casa della sorella. Io invece ho dormito un'altra volta per strada».
Dove?
«In via degli Avvalorati, sopra alla cantina del San Jacopo. Ho trovato uno scooter con il bauletto, mi sono sdraiato sulla sella, ho preso la mia copertina e ho dormito lì».
Facciamo un passo indietro. E torniamo a quello che è successo martedì quando ha fatto irruzione in Comune urlando e sfasciando mobili?
«È stato un gesto estremo».
Capisce che se lo facessero tutti quelli che si trovano nella sua situazione diventerebbe un Far West?
«Certo, ma sotto tanti punti di vista giustifico quello che ho fatto. Perché per cercare delle risposte sono dovuto arrivare a un gesto estremo. E capisco che è inopportuno.
Dopo ha pianto...
«Ho pianto dopo aver fatto questo gesto perché mi sono reso conto che non è venuto nessuno a darmi una spiegazione, nemmeno un assessore. Hanno mandato allo sbaraglio i vigili come carne da macello e io ho detto a chi mi sono trovato davanti tutto quello che avevo dentro. La mia arrabbiatura nasce dal fatto che mi hanno preso in giro un'altra volta. È un anno e mezzo che cerco una casa dal Comune. Sono stato buono, mi sono comportato bene e non ho risolto nulla. Mi comporto male e ho avuto una possibilità. Non mi nascondo, me la sono rifatta con persone che non c’entravano nulla».
Si vuole scusare con loro?
«Certo. Chiedo scusa a tutti. Appeno sono tornato in Comune l’ho fatto con le persone che ho riconosciuto. Ma è un dovere del Comune darmi una mano. Insomma scusate ma ero disperato, sono in guerra per avere un tetto, ecco perché ho fatto tutto questo».
Ripercorriamo quello che è avvenuto martedì. Cominciamo dalla mattina?
«Prima dobbiamo fare un passo indietro. Un mese e mezzo fa con la mia compagna che è incinta sono stato costretto a sfondare e occupare un appartamento in via Città del Vaticano. Allo stesso tempo, visto che non ero nella legalità, avevo chiesto aiuto anche all’Ex Caserma occupata. Martedì quando la forza pubblica ci ha buttato fuori ci siamo presentati sugli scali D'Azeglio, ma nel palazzo occupato non c'era posto per noi».
Perché?
«Perché a casa tenevo un ricordo di mio nonno che a quella gente non è piaciuto. Anche se credo che in situazioni simili la politica non ci debba entrare e debba prevalere l’assistenza».
Subito si è spostato all'ufficio emergenza abitativa del Comune?
«Esatto».
Ma lei è in graduatoria?
«No, mi hanno inserito solo questa mattina (ieri ndr) quando mi hanno fatto firmare tutti i fogli necessari».
Ora qual è il suo desiderio?
«Voglio una casa, altrimenti mi costringeranno a fare quello che ho fatto martedì. Mi sono rotto di vedere che danno gli alloggi popolari a persone che hanno il Bmw parcheggiato sotto casa e in un anno e mezzo non sono riusciti a darmi una camera con un letto e un bagno. Sono anche parecchio morbido e mi adatto. Anche perché ormai ho perso la dignità di essere un uomo, sono due settimane che non mi faccio una doccia, ormai mi lavo alle fontanelle per la strada».
Lo sa che per quello che ha fatto dovrà pagare a livello penale?
«Certo, so che mi hanno denunciato per danneggiamenti e resistenza».
Lei è anche disoccupato, giusto?
«Sono cinque anni che non lavoro più».
Che cosa faceva?
«Ho cominciato a lavorare a 16 anni riparando barche, poi ho fatto il carrozziere. Ma è dal 2010 che sono disoccupato. Da allora le ho provate tutte, sono andato anche nella Legione straniera, ma poi sono tornato indietro prima di firmare».
Dopo quello che è successo ha sentito i suoi genitori?
«Ho sentito mio padre».
Che cosa le ha detto?
«Con mio babbo ho un bel rapporto, da genitore mi ha detto che non ho agito come dovevo. Ma quando ai suoi tempi voleva la casa popolare che ha ora, anche lui ha dovuto lottare. Ma non mi sembra opportuno che ogni volta che si vuole ottenere qualcosa sia necessario stare sul piede di guerra».
È per questo che ci sono le vie istituzionali...
«Ma le istituzioni non riescono a soddisfare certe esigenze come la mia. La mia richiesta di emergenza abitativa la accetteranno. Ho un appuntamento per venerdì (domani ndr). Ma so già come finisce: la mia compagna andrà in una casa famiglia e io a Montenero o chissà dove. Io voglio stare con la mia compagna».
Meglio Montenero che dormire su uno scooter?
«Ha ragione ma mia moglie la voglio con me. Ho famiglia. Io - ripeto - non ho pretese: mi bastano camera e bagno. Anche senza cucina. Perché per problemi di mangiare non ne abbiamo: possiamo andare dalla mia mamma, dalla mia suocera. Per quello non è un problema. È un problema farsi una vita con la mia compagna. Stando in un centro di accoglienza non è possibile. È una situazione invivibile».
E stasera dove dormirà?
«Dove capita, come sempre».
@fedelazzotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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