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Rifiuti, l’Ato Toscana Costa fa ricorso contro la delibera del Comune
Livorno, l’Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani si è rivolta al Tar: nel mirino gli atti dei Cinque Stelle contro il percorso di Aamps con Reti ambiente verso la società unica mista (pubblico-privato)
LIVORNO. L’Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani Ato Toscana Costa ha fatto ricorso al Tar contro il Comune per chiedere l’annullamento della delibera 225 votata dal consiglio comunale il 23 dicembre scorso. Quella delibera (che fu votata solo dal gruppo di maggioranza, assenti dall’aula tutte le opposizioni) ha previsto una modifica di quanto deliberato dal consiglio nel dicembre del 2011. Rispetto a cosa? All’affidamento del servizio nell’ambito Toscana Costa: la precedente amministrazione, infatti, aveva dato il via libera al conferimento di Aamps in Reti ambiente per arrivare alla gestione unica del servizio in tutta l’area vasta (insieme ai comuni dei territori di Massa Cararra, Lucca, Pisa e Livorno) da parte di un soggetto misto pubblico-privato. Previsione che però oggi cozza con le linee di mandato dei Cinque Stelle. Così, in sostanza, l’atto votato a dicembre (ma ancor prima l'approvazione delle linee di mandato) ha segnato un dietrofront amministrativo impegnando il sindaco a mantenere il servizio in house, quindi in capo ad Aamps, o a modificare l’atto del 2011 «nelle parti che possano andare in contrasto alla costituzione di un consorzio esclusivamente pubblico».
Ato Toscana Costa ha impugnato la delibera che, si legge nel ricorso, viene considerata «affetta da vizi di illegittimità». Va detto che nel ricorso viene anche fatto notare che dopo la votazione del consiglio, a gennaio, l’assessore all'ambiente, Giovanni Gordiani, ha sottoscritto un atto con il direttore dell’Autorità in cui «viene dato atto che la procedura per la costituzione della società mista e per la scelta del socio privato è stata strutturata in maniera corretta e condivisibile». Un documento, scrivono nel ricorso, che «rappresenta senz’altro uno sforzo». Ma ora deciderà il tribunale.
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