Gioco
Nella Chiccaia che attende altre famiglie sfondano
Mentre il Comune deve decidere cosa fare del blocco, ragazze con figli e coppie occupano gli alloggi fatiscenti già murati: «Siamo disperati, meglio la denuncia»
LIVORNO. Elsa Sanguinetti scende in cortile e scuote la testa. Lei è la chiccaia, quella vera, quella che ha dato il nome al blocco della Chiccaia e che vive da ottant’anni in un appartamento popolare che si affaccia sul cuore di Shangai: «Mi dispiace – dice – una situazione come questa non l’avevo mai vista». Mentre l’amministrazione comunale deve decidere cosa vuole fare del blocco della Chiccaia una volta che sarà svuotato (come previsto dai piani di recupero), le famiglie rimaste senza casa decidono da sole: giovedì 9 sono state sfondate le porte di altri quattro alloggi popolari che erano già stati murati da Casalp. Alloggi fatiscenti, con i pavimenti ricoperti di macerie, la muffa alle pareti, escrementi di topi e piccioni.
A sfondare, questa volta, sono state soprattuto giovani donne, poco più che ventenni, in dolce attesa o con figli piccoli in braccio. E nel cortile sono arrivati vigili urbani e ambulanze.
Raissa Diversi, livornese di 24 anni, ha una figlia di 6 mesi e uno di 3 anni. «Vivevo in affitto con il mio ragazzo che aveva un contratto a tempo determinato – racconta – i miei familiari non possono ospitarmi, mi sono rivolta a Casalp, mi hanno parlato di affitto a canone concordato ma avrei dovuto pagare più di 400 euro e comunque non c’erano case disponibili. Non ho una busta paga, non sapevo dove andare. L’emergenza casa? Ho due figli, non sai mai dove ti mettono. Alla fine sono salita in macchina, ho preso il martello e ho sfondato la porta di questo alloggio, sapevo che era chiuso da tempo». Ad aiutarla a portare via le macerie ci sono altre donne del quartiere che avevano già sfondato.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11204121:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11204121:1652045538/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Luigi Alderigi, invece, di anni ne ha 53. Anche lui prima si sarebbe rivolto a Casalp: «Ho chiesto del canone concordato ma non c’erano case disponibili». Ha sfondato con la moglie Elisabetta (53) che poi, dopo aver parlato con i vigili, ha deciso spontaneamente di riuscire dall’alloggio. «Lavoro solo io – dice l’uomo – prendo 800 euro, vivevamo in una stanza in via Grande a 350 euro, poi il proprietario l’ha rivoluta. Come faccio a pagare un affitto di 600 euro? La disperazione ti fa decidere di occupare anche a 50 anni».
Nel palazzo di fronte un’altra ragazza poco più che ventenne si è barricata in una casa al piano terra: è incinta di due mesi, ha un occhio nero e scappa da una storia che vuole lasciarsi alle spalle. «La casa popolare? Non ce l’avrò mai, non sapevo dove andare». Così la denuncia per occupazione abusiva e danneggiamento (più l’impossibilità di rientrare in un percorso di legalità con emergenza casa ed Erp, spiegano i vigili urbani) sembra fare meno paura di quello che c’è fuori. E la Chiccaia rischia di diventare una pentola a pressione.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11204124:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11204124:1652045538/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
L'altra faccia: sos di proprietari e inquilini in attesa della casa nuova. Il Comune deve decidere cosa vuole fare della Chiccaia: buttarla giù e costruire nuove case come previsto dai piani di recupero o tenere in piedi il blocco (ma mettendolo in sicurezza) per destinarlo intanto all’emergenza abitativa come chiedono Unione inquilini e altri sindacati della casa? Mercoledì 8, in una intervista al Tirreno, l’assessore al sociale Ina Dhimgjini, non ha escluso l’ipotesi di demolire subito il blocco (strada consigliata anche dagli uffici tecnici per i costi preventivati per la messa in sicurezza) chiedendo però alla Regione di finanziare la conversione a uso abitativo di altri edifici, ad esempio l’ex caserma di via Del Fante.
Ma intanto alla Chiccaia, come racconta chi ci vive da una vita, le occupazioni delle case murate si stanno moltiplicando. Con il rischio che in questo angolo di Shangai scoppi la guerra tra poveri: perché se da una parte c’è chi occupa perché non sa dove andare, dall’altra ci sono gli assegnatari che aspettano da anni di trasferirsi nell’ambito dei piani di recupero e che ora si trovano a vivere in una situazione sempre più senza regole. Non solo: ci sono nove proprietari che ancora non sanno con certezza che fine faranno. «La nostra richiesta – ripete Sirio Grassi, dell’Asppi – è di mantenere le promesse delle precedenti giunte: definire l’atto di esproprio e fare a cambio con un immobile nuovo, senza indennità e pagando un canone».
Quanto alle case popolari, tra maggio e giugno una trentina di famiglie in regola dovrebbero spostarsi dalla Chiccaia nelle case nuove della Padula, come previsto dal piano di recupero, mentre per le altre 35 che dovrebbero raggiungere Corea il trasferimento potrebbe slittare da giugno a settembre. «Ma il rischio - hanno ripetuto ieri gli inquilini in regola – è che le case vengano sfondate in blocco quando ci sarà il primo grande trasferimento. Chiediamo di traslocare tutti insieme, il prima possibile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
