Italia
Irruzione in Comune: «Voglio una casa»
Un livornese di 35 anni ha danneggiato alcuni mobili, porte e finestre al primo piano: denunciato dai vigili urbani
LIVORNO. Sul pavimento lungo il corridoio al primo piano del Municipio spuntano qua e là vetri in frantumi, più avanti, a due passi dalla sala delle cerimonie, ecco una sedia “disintegrata” e una panca mezza rotta sdraiata per terra, dirimpetto l’infisso di una finestra è scardinato e ciondola verso il basso.
Marco Morini, 29 anni, disoccuppato e da qualche ora senza un tetto per sé e per la compagna che aspetta un figlio, piange seduto dietro al bancone dei commessi. Accanto a lui una vigilessa e un medico del 118 si accertano che il peggio sia alle spalle.
Poco prima, infatti, è entrato nel palazzo comunale urlando e chiedendo di parlare «subito» con il sindaco Filippo Nogarin prima di distruggere tutto quello che incontrava sulla propria strada gridando: «Voglio una casa, voglio una casa» .
La paura e la tensione vissuta in quei momenti sono riflessi negli occhi dei dipendenti pubblici che hanno visto entrare questo ragazzo moro con indosso una maglietta grigia urlando prima di essere bloccato e tranquillizzato. È una storia di emergenza abitativa e disperazione che si è conclusa con qualche migliaia di euro di danni al Comune e una denuncia per danneggiamenti aggravati e resistenza a pubblico ufficiale per il giovane livornese, quella che si è consumata ieri tra 14 e le 14,30 nel cuore della macchina amministrativa della città.
Ma per capire il raptus di questo giovane futuro padre, è necessario fare un passo indietro.
È stato lo stesso ventinovenne, dopo essere stato bloccato da alcuni agenti della polizia municipale e dai messi del Comune portato in un ufficio del Comando della Municipale, a raccontare in lacrime quello che gli era capitato nelle ultime 24 ore.
«Nei giorni scorsi – ha spiegato – con la mia compagna abbiamo occupato una casa popolare in via Città del Vaticano, nella zona della Scopaia, ma questa mattina siamo stati sfrattati perché l’immobile era già stato assegnato ad un altro senza tetto».
È in questo quadro che il ventinovenne e la sua compagna si sono messi alla ricerca di un tetto per la notte. I due si sono presentati anche a palazzo Maurogordato, l’ex sede dell’Enel sugli scali d’Azeglio occupata sabato scorso. Ma per «divergenze» - spiegano i vigili urbani - i fidanzati hanno fatto marcia indietro.
È a questo punto che il giovane ha deciso di presentarsi all’ufficio casa, al Comune nuovo, dove subito dopo l’ora di pranzo ha avuto il primo diverbio con alcuni dipendenti comunali. Evidentemente la risposta - formalmente ineccepibile - che gli è stata date: «Non abbiamo una casa per lei e la sua compagna», è stata per il ventinovenne davvero l’ultima porta chiusa in faccia sul proprio futuro.
Ecco perché in preda a un raptus, dal Comune nuovo, passato dalla piazza, è salito per le scale che portano al Municipio. I vigili, tra l’altro stanno accertando attraverso le telecamere che danno sull’esterno, il danneggiamento di una macchina per verificare se l’autore sia proprio il giovane disoccupato.
«Abbiamo sentito urlare - raccontano alcuni dipendenti che erano negli uffici. Gridava frasi contro il sindaco, poi se l’è presa con la porta dell’ufficio di una delle segretarie. Poi ha cominciato a spaccare tutto. Quanto è durato? Non lo so ma almeno un mezzora. Per fortuna i messi del Comune e i vigili urbani sono riusciti a calmarlo e così non si è fatto male nessuno».
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