Il Tirreno

Livorno

Affreschi, marmi e tesori: viaggio nel palazzo occupato

Maria Giorgia Corolini
Un affresco all'interno del palazzo Maurogordato
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Un affresco all'interno del palazzo Maurogordato

Livorno, da sabato 5 aprile l'immobile sugli scali D'Azeglio è stato occupato, ecco tutti i goieilli nasconti nel palazzo Maurogordato 

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LIVORNO. La prima emozione, una volta varcata la soglia dell'ingresso principale del Palazzo Maurogordato, un castello di centinaia di stanze dal valore di 16 milioni di euro, è la meraviglia. L’edificio, vuoto ormai da oltre cinque anni, da sabato scorso occupato da dieci famiglie che non avevano un tetto: un’occupazione che - al di là delle questioni legali e dell’emergenza-casa - permette di scoprire i gioielli artistici e architettonici “nascosti” in questo edificio che si affaccia sugli scali d’Azeglio.

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Gli occhi dei visitatori si spalancano immediatamente sull'ampio ingresso affrescato, sui pavimenti preziosi, sulle finiture. Sulla sinistra, superato il grande portone in vetro e ferro battuto, un'ampia scalinata conduce al primo piano, al Salone delle Riunioni: dai pavimenti in parquet si ergono mezze colonne, arricchite da capitelli in stile romanico e fregi decorati a bassorilievo. Il soffitto, anche qui, è interamente affrescato. Solamente tra il piano terra e il primo piano le stanze sono più di sessanta. Vani molto grandi, ariosi, con grandi finestre. Il palazzo ottocentesco è lasciato a se stesso dal 2010 e al suo interno comincia a farsi spazio il degrado. La vernice si sfoglia dalle pareti, i vetri delle finestre sono rotti, molte mattonelle sono staccate, il parquet è ceduto in diversi punti e i rifiuti sono dappertutto: non solo lattine o sacchi d'immondizia abbandonati ma anche il guano di piccione essiccato a cumuli che, soprattutto nei piani superiori, appestano i locali.

Ci accompagna a visitarlo uno degli occupanti e ormai lo gira come se fosse casa sua: «Anche per noi scoprirlo è stata una sorpresa, e all'inizio ci si potrebbe perdere» dice sorridendo. E' assolutamente vero: il palazzo è un labirinto sterminato, le stanze sono moltissime e tutte comunicanti tra loro, ad un prima veloce ispezione gira quasi la testa e non ci sarebbe affatto da sorprendersi se qualcuno si perdesse. Ma il bello- si fa per dire- deve ancora arrivare: è al secondo e al terzo piano che si resta sgomenti. Perché di strutture storiche e meravigliose abbandonate Livorno è piena e, purtroppo, un po' ci siamo abituati. Ma la vista di oltre una decina di alloggi abbandonati, di quelli che negli annunci immobiliari si chiamerebbero “di pregio”, accanto al disagio delle famiglie e dei bambini che non hanno un tetto è qualcosa di insopportabile: i locali, un tempo forse destinati ai dipendenti Enel, hanno ancora le cucine, i bagni, le moquette. E la vista sul Fosso Reale.

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