Gioco
Giusti dal porto al turismo «Basta con le polemiche»
Il vescovo, durante la messa di Pasqua, si è rivolto con forza alle istituzioni locali «Si tentenna anche di fronte a 650 milioni di euro, un’occasione per dare lavoro»
LIVORNO. Nella sua omelia della messa della notte di Pasqua monsignor Giusti ha cercato di far cogliere i segni della resurrezione anche a Livorno, ammettendo però che c’è da fare ancora molto, e anche in fretta: «Un po’ di speranza si comincia a intravedere, sia pure in mezzo ancora a tanto buio», ha affermato riferendosi al nuovo piano regolatore del porto, ma anche su questo tema «bisogna correre, affinché le imprese abbiano l’opportunità di crescere e tornare ad assumere».
Un concetto ribadito con ancor più forza nella liturgia della mattina seguente: «C’è questa opportunità dei 650 milioni per il porto, smettiamola con le polemiche e con i tentennamenti: sono l’occasione per dare lavoro». E il lavoro non si rifiuta, ha detto il presule («e questo vale anche se c’è da lavorare il sabato o la domenica»).
Parlando a margine con i giornalisti, non manca di lanciare qualche frecciatina, seppure cercando di evitare qualsiasi polemica: «Certo il fatto che sia stato approvato un atto così importante con una maggioranza un po’strana deve far riflettere, piuttosto diciamo quali modifiche si vogliono fare e andiamo avanti insieme, non si può rallentare il percorso per motivi ideologici». Poi riferendosi alle grandi opere da fare, ha aggiunto: «Occorre partire subito, come ad esempio con lo scavalco ferroviario».
«Inoltre – continua – il turismo è fermo, si dice che ci si deve puntare moltissimo, ma parlando con chi lavora nel settore, ho colto solo lamentele». E non si è fermato qui. «Certo non sta al Comune, alla Provincia, alla Regione, creare posti di lavoro - dichiara il vescovo - ma sta a essi creare le condizioni perché le imprese italiane ed estere arrivino a investire. Questa è la loro responsabilità politica e su questo verranno giudicati».
Poi ha citato lo sportello unico per le nuove imprese: «Ci siamo arrivati o siamo ancora al gioco dell’oca con cui scoraggiare chi vuole investire?» Ma nella sua riflessione, il vescovo Giusti non ha nascosto l’amarezza per «l’Occidente, sempre attentissimo ai diritti civili, e sordo di fronte alla strage dei 150 studenti in Kenya solo perché cristiani».
«Quando – afferma alzando la voce – vedremo i paladini dei diritti civili fare una mobilitazione di massa per questi morti?» Al termine della messa poi ha detto: «Ci si arrabbia giustamente per un gesto di omofobia, ma perché non si fa lo stesso per questi massacri? Ricordo in città una grande manifestazioni per Gaza, mi domando quando vedremo uno striscione in municipio anche per i martiri cristiani».
Al centro dell’omelia di monsignor Giusti c’è stata la parola speranza (legata insieme al tema dell’attesa), che definisce «la virtù più gradita a Dio, ma anche la più difficile». Riguardo a questo discorso ha letto anche la poesia “La madre” di Ungaretti.
«Livorno – conclude il prelato – ha bisogno di una forte crescita spirituale per uscire dall’egoismo. La resurrezione di Cristo porti ai livornesi una nuova primavera di vita, di intesa, solidarietà, pane, lavoro e casa». E proprio su quest’ultima, il vescovo, dopo aver compiuto la rituale benedizione delle uova, ha rilasciato una dichiarazione a commento dell’occupazione del palazzo Maurogordato da parte dei giovani del “Comitato per l’Abitare” iniziata sabato scorso e proseguita abnche durante la giornata di Pasquetta.
«Episodi come questo – spiega – sono gesti estremi. Quello che bisogna fare subito è un censimento del patrimonio degli immobili pubblici sfitti affidandone la gestione ai privati, cioè le associazioni del terzo settore.
«È da anni, per esempio, che propongo quello che è stato fatto a Pisa – conclude – ovvero un accordo tra Comune, Caritas e altri organismi per la gestione delle abitazioni».
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