Il Tirreno

Livorno

Odissea dei bimbi disabili per vedere il match Italia-Inghilterra

di Federico Lazzotti
Gli azzurri a fine partita
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Gli azzurri a fine partita

Livorno: i genitori avevano portato i figli a Torino per assistere alla partita della nazionale. «L’accredito si ritira il giorno prima, alla fine anche se invitati abbiamo pagato»

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LIVORNO. Ci sono sogni che vanno realizzati a qualsiasi prezzo e nonostante gli ostacoli che si incontrano. Per Nicola e Pietro, 10 anni e una disabilità che ha costretto il primo su una sedia a rotelle fin dalla nascita, e la sua famiglia, la partita per sconfiggere burocrazia, miopia e la rigidità del regolamento della Figc sugli accessi allo stadio, si è giocata in contemporanea con il match della nazionale italiana di calcio contro l’Inghilterra, andato in scena martedì 31 marzo a Torino.

L’antefatto lo racconta il papà dei bambini, Claudio. «Io e mia moglie - è la premessa - abbiamo tre figli Pietro e Nicola di 10 anni (gemelli) e Alfredo di 7. I gemelli, nati prematuri hanno ambedue delle gravi disabilità, ma mentre Pietro, pur con fatica, cammina autonomamente, Nicola è sulla sedia a rotelle». La famiglia a marzo decide di andare qualche giorno a Torino per l'inaugurazione del Museo Egizio. «Prenotiamo la visita per il 2 aprile ma partiamo qualche giorno prima per visitare la città. Pietro, grande appassionato di calcio, mi dice che allo Juventus Stadium in quei giorni ci sarà Italia-Inghilterra quindi mi attivo per trovare i biglietti. Sul sito della Figc dicono che per gli accrediti gratuiti ai disabili dobbiamo essere allo Stadium il giorno prima della partita: poco male, saremo a Torino proprio il giorno prima della partita».

Purtroppo però l’arrivo della famiglia in Piemonte avviene con qualche ora di ritardo. «Per questo non riusciamo ad andare al botteghino dello Stadium. Così la mattina seguente (il giorno della partita) decido di andare alla biglietteria e sentire se c'è ancora la possibilità di entrare. Mi spiegano che per gli accrediti gratuiti non c'è niente da fare. Giusto, le regole sono regole. Chiedo se ci sono posti per disabili in carrozzina comunque. Sì, ci sono. Ok quanto devo pagare? Alla biglietteria confabulano per 15 minuti, telefonano a vari responsabili e poi mi dicono che non possiamo entrare neanche pagando nonostante ci siano posti disabili disponibili. In pratica l'unico modo che la Figc, che gestisce la biglietteria per la Nazionale, permette a un disabile di vedere la partita è di andare un giorno prima per accreditarsi gratuitamente. E neanche on-line è possibile farlo».

Claudio però non si arrende: «Alla mia incredulità il bigliettaio mi dice che le regole sono regole e tutti le devono rispettare. Telefono a La Stampa. Racconto, ascoltano e dicono che mi richiameranno. Nel pomeriggio mi chiama un addetto della Figc che mi dice che eccezionalmente, grazie all'intervento de La Stampa, se gli mando una mail con i nostri dati mi farà trovare gli accrediti gratuiti al botteghino. Ne parlo con mia moglie Ilaria e rifiutiamo».

«Non è che non volessimo pagare - prosegue - avremmo voluto che una famiglia dove c'è un disabile potesse, come gli altri, svegliarsi la mattina e decidere su due piedi di andare a vedere la partita. Invece no, Genny 'a carogna entra dove vuole, Nicola, 10 anni sedia a rotelle no». Così Ilaria e Claudio dicono di no all’invito ma non alla possibilità di portare i loro figli alla partita. «I bimbi - raccontano - hanno cominciato a piangere. Allora abbiamo comprato cinque biglietti da Ticket one e siamo andati allo stadio: ho lascio la carrozzina in macchina, mi sono messo Nicola in collo e così mi fanno passare». Così è stato possibile scattare la foto di famiglia dentro allo stadio e realizzare un sogno. Alla faccia della burocrazia.

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