Gioco
Il vescovo Giusti dal porto al turismo, "Livorno cresca nello spirito"
Livorno, durante l'omelia di Pasqua il prelato detta la strada: serve un accordo con Comune e Caritas per consire gli immobili sfitti
LIVORNO. Nella sua omelia della messa della notte di Pasqua monsignor Simone Giusti cerca di far cogliere i segni della resurrezione anche a Livorno, ammettendo però che c’è da fare ancora molto, e anche in fretta: «Un po’ di speranza si comincia a intravedere, sia pure in mezzo ancora a tanto buio», afferma riferendosi al piano regolatore del porto, ma anche su questo tema «bisogna correre, affinché le imprese abbiano l’opportunità di crescere e tornare ad assumere».
Parlando a margine con i giornalisti, però, non manca di lanciare qualche frecciatina, seppure cercando di evitare qualsiasi polemica: «Certo il fatto che sia stato approvato un atto così importante con una maggioranza un po’strana deve far riflettere, piuttosto diciamo quali modifiche si vogliono fare e andiamo avanti insieme, non si può rallentare il percorso per motivi ideologici».
Poi riferendosi alle grandi opere da fare, aggiunge: «Occorre partire subito, come ad esempio con lo scavalco ferroviario». «Inoltre –continua- il turismo è fermo, si dice che ci si deve puntare moltissimo, ma parlando con chi lavora nel settore, ho colto solo lamentele. Certo non sta al Comune, alla Provincia, alla Regione, creare posti di lavoro ma sta a essi creare le condizioni perché le imprese italiane ed estere arrivino a investire. Questa è la loro responsabilità politica e su questo verranno giudicati». Poi cita lo sportello unico per le nuove imprese: «Ci siamo arrivati o siamo ancora al gioco dell’oca con cui scoraggiare chi vuole investire?».
Ma nella sua riflessione, monsignor Giusti non nasconde la rabbia verso «l’Occidente, sempre attentissimo ai diritti civili, e sordo di fronte alla strage dei 150 studenti in Kenya solo perché cristiani». «Quando –afferma alzando la voce- vedremo i paladini dei diritti civili fare una mobilitazione di massa per questi morti?» Al termine della messa poi aggiunge: «Ci si arrabbia giustamente per un gesto di omofobia, ma perché non si fa lo stesso per questi massacri? Ricordo in città una grande manifestazioni per Gaza, mi domando quando vedremo uno striscione in municipio anche per i martiri cristiani».
Ad essere al centro dell’omelia di mons. Giusti c’è la parola speranza (legata insieme al tema dell’attesa), che definisce «la virtù più gradita a Dio, ma anche la più difficile». Riguardo a questo discorso legge anche la poesia “La madre” di Ungaretti. «Livorno –conclude il prelato- ha bisogno di una forte crescita spirituale per uscire dall’egoismo. La resurrezione di Cristo porti ai livornesi una nuova primavera di vita, di intesa, solidarietà, pane, lavoro e casa». E proprio su quest’ultima, il vescovo, dopo aver compiuto la rituale benedizione delle uova, rilascia una battuta, commentando l’occupazione del palazzo Maurogordato da parte dei ragazzi del “Comitato per l’Abitare”: «Queste sono soluzioni estreme, cerchiamo di fare invece un censimento del patrimonio degli immobili e affidiamoli ai privati: è da anni che propongo quello che è stato fatto a Pisa», ovvero «un accordo tra Comune, Caritas e altri organismi per la gestione delle abitazioni».
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