Gioco
Giovani e sfrattati occupano il palazzo Maurogordato
Il Comitato diritto all’abitare entra nello storico edificio con dieci famiglie Polemica con l’assessore Dhimgjini: «Non sa gestire una situazione drammatica»
LIVORNO. I ragazzi del “Comitato diritto all’abitare” hanno occupato il palazzo Maurogordato, lo storico edificio sugli scali D’Azeglio, nella tarda mattinata di ieri.
Il motivo di questa occupazione, come spiegano gli autori del gesto, risiede nel «dare una sistemazione alle dieci famiglie in emergenza abitativa a cui il Comune non ha trovato ancora una soluzione».
Un modo, quindi, per dare sostegno a chi è in difficoltà, ma anche per richiamare l’amministrazione a prestare attenzione a una questione particolarmente delicata come quella dell’abitare. In particolare a essere chiamata in causa è l’assessore alle politiche della casa Ina Dhimgjini, e non a caso fuori dal palazzo campeggia uno striscione: «Aspettiamo una risposta dall’assessore».
«Non è in grado di gestire questa situazione – attacca Lorenzo, uno dei ragazzi che presidia il portone del palazzo, riferendosi a Dhimgjini – ma non è solo colpa sua, anche l’amministrazione ha fatto tante promesse e poi nei fatti niente. Ma intanto queste dieci famiglie, dove ci sono anche bambini piccoli, dormivano all’aperto e allora ci siamo decisi a occupare il palazzo».
I ragazzi spiegano anche perché è stato scelto questo edificio storico: «È stato lasciato all’incuria da cinque anni dalla proprietà, ovvero il fondo immobiliare Uno Energia della società PensPlan Invest Sgr, a sua volta controllata al 65% dalla Centrum PensPlan spa della Regione Trentino Alto Adige, insieme ad alcune banche e assicurazioni».
Prima in questo stabile c’era la sede provinciale dell’Enel. «Qui dentro - aggiungono - ci sono una quindicina di appartamenti di grandi dimensioni e utilizzabili subito». Ma oltre a criticare, i ragazzi passano anche alle proposte: «Chiediamo al Comune di prendere la proprietà dell’immobile e permettere alle famiglie di restare dentro con un canone simbolico».
«Accordi di questo tipo – aggiunge Giovanni Ceraolo, storico rappresentante dell’Ex Caserma Occupata – tra pubblico e privato per risolvere l’emergenza casa esistono già nei comuni di Cosenza e Bologna, e funzionano». Parlando della situazione abitativa livornese, non potevano mancare dei riferimenti al blocco della Chiccaia, e anche qui piovono accuse alla Dhimgjini: «Ha gravissime responsabilità pure in questo caso: in nove mesi non è stata in grado di strutturare un progetto serio per risolvere la questione».
Per quanto riguarda la soluzione dei prefabbricati, ventilata dall’assessore in consiglio comunale, i ragazzi rispondono così: «Meglio che far dormire le persone in strada ok, ma per noi la soluzione sta nei 4.000 immobili vuoti tra il patrimonio pubblico e privato, è in quella direzione che si deve andare».
Relativamente al possibile intervento della polizia i protagonisti dell’iniziativa di lotta non si dicono preoccupati, e sembrano decisi ad andare avanti: «Resteremo qui finché non si risolveranno i problemi di queste famiglie». Poi lanciano anche un altro allarme («tra poco ci saranno altre famiglie sfrattate»). E infine tornano alla carica: «Non si può andare avanti così, la situazione è grave. Eppure ci sarebbe anche una commissione apposta, ma per ora non ha funzionato. Se l’amministrazione vuole mettersi in gioco – concludono – cose da fare ce ne sono e noi siamo disponibili a dare una mano».
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