Attenzione
Cracco: a Pasqua niente 'olomba, mangiate 'n gabbiano!
Cracco: a Pasqua niente ‘olomba, mangiate ‘n gabbiano!
Visto che i gabbiani ‘n città son diventati molesti, ‘nvece della Lipu ora ci dà una mano la “nouvelle cuisine”
Ir Masterscèf ‘n persona, lo scèf degli scèf, non ha dubbi: la ‘olomba è out. E’ superata. Usava nell’Uno quando ‘un c’era nessuno. Ar su’ posto: un ber gabbiano. Dice: “Ma ‘ntende un dorce a forma di gabbiano?”. No, no: ‘ntende proprio ‘n ber gabbiano da dodici ‘hili da portà ‘n tavola a Pasqua ‘n barba all’animalisti e a’ vegani. Chiaramente, un gabbiano “trapassato”, eh, perché se ce lo mettete vivo, ‘n tavola, ‘n gabbiano, mangia tutto lui – mangia anche voi, ir gabbiano! Lo devi accoppà prima di servillo (no Tony Servillo – servillo ner senso di sporzionallo). Visto che ‘n città i gabbiani son diventati molesti nemmeno poìno, hanno ‘nvaso e conquistato posti storici strappandoli a’ piccioni (parecchio diminuiti, ci avete fatto ‘aso?), quale miglior idea che inizià a mangiasseli prima che conquistino Livorno der tutto? Quarcuno ha già storto la bocca. Per i diritti de’ poveri pennuti? No, macché. Perché Cracco ci vòle mette’ l’aglio ‘n camicia anche lì, come nell’amatriciana. Sicché i puristi si sono inalberati, ner gabbiano ci va semmai un tocco di timo per contrastà ir retrogusto di tarpone. Nessun dubbio, ‘nvece, sur fatto che si possano mette’ ner cacciucco. Ir cacciucco è ‘n piatto povero, ir gabbiano rufola nella spazzatura, tutto vesto è “semantico”, va benissimo per la nouvelle cuisine. Sicché, bona Pasqua (tranne che a’ gabbiani). Claudio Marmugi

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