Il Tirreno

Livorno

Nogarin: «L’intero cda di Aamps costerà meno dell’ex dg Fommei»

di Giulio Corsi
Il sindaco Nogarin e Marco Di Gennaro, ora consigliere d'amministrazione di Aamps
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Il sindaco Nogarin e Marco Di Gennaro, ora consigliere d'amministrazione di Aamps

Il sindaco difende la scelta: con Di Gennaro l’azienda aveva subito uno stallo e le troppe deleghe all’amministratore unico potevano essere dannose. Il fallimento di Marzovilla? Un non problema, è come valutare un cuoco dal numero di scarpa

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LIVORNO. Sindaco Nogarin, perché la decisione di tornare indietro rispetto alla scelta fatta anni fa di un vertice Aamps più snello, composto solo dall’amministratore unico?

«Avendo ridotto il management aziendale con l’abolizione della figura del direttore generale, la sola presenza di un amministratore unico andava stretta per una corretta governance».

E’ un’idea che avete maturato da tempo, dunque...

«Sì, era già nelle nostre intenzioni da quando abbiamo scelto di fare a meno di Fommei (inizio gennaio, ndr), visto che oggettivamente le deleghe dell’amministratore unico erano tante e temevamo che questo potesse danneggiare l’azienda».

Adesso è più tranquillo?

«Sono molto soddisfatto, in primis per i lavoratori che attendevano una governance in tempi brevi anche in vista dell’entrata in Retiambiente. E poi per le aziende che vantano crediti nei confronti di Aamps e auspicano una ripresa dei pagamenti in tempi certamente più brevi rispetto agli attuali».

Chi è il nuovo presidente del cda?

«E’ un ingegnere chimico livornese, ha un curriculum eccezionale, con esperienze importanti nel settore. Adesso lavora a Roma come libero professionista».

Ha mandato il curriculum anche lui?

«No, abbiamo fatto una serie di ricerche tra professionisti con determinate caratteristiche e competenze, e l’abbiamo individuato. C’è stata una serie di contatti e ci siamo visti di persona. Sinceramente quando gli ho proposto questo incarico non credevo proprio che avrebbe accettato».

Con un consiglio di amministrazione formato da tre persone di quanto salirà il costo del management Aamps?

«I costi saranno coerenti con la prima delibera dell’amministrazione Nogarin. Iacomelli prenderà meno di 40mila euro l’anno secondo il percorso che abbiamo delineato».

Ma dovrete pagare anche due consiglieri...

«La somma dei compensi dei tre membri del cda non vale quello che prendeva Fommei».

Ma con uno stipendio così basso per un professionista di livello, non c’è il rischio che Iacomelli faccia il presidente part time?

«Farà semplicemente il presidente del consiglio di amministrazione».

In consiglio si rivede anche l’ex amministratore unico Di Gennaro. Che è successo: riabilitato o non potevate non riprenderlo?

«Avevamo optato per la sospensione in modo cautelativo, in seguito allo stallo che c’era in azienda. La mancanza di una serie di atti importanti e necessari, penso ad esempio al bando per lo spazzamento, ci aveva indotto a percorrere questa strada».

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E adesso cosa è cambiato?

«Le controdeduzioni che ci ha presentato sono state valutate con attenzione e ritenute convincenti».

Pensa che la convivenza tra un ex amministratore unico e un nuovo presidente di cda sarà semplice?

«Guardi, la figura di Aldo Iacomelli è tale da non poter essere messa in ombra».

Capitolo Marzovilla: che ne è stato della diffida dei revisori dei conti al consulente?

«Formalmente è una diffida sul niente, non motivata da dati oggettivi, generica».

Ma i revisori l’hanno fatta, sostenendo che Marzovilla andrebbe oltre i suoi compiti operativi...

«Marzovilla è lì per un compito specifico, che forse non era così chiaro anche se sul contratto c’è scritto e non poteva essere ignoto all’assemblea dei soci».

Come la risolverete?

«Non applicando sanzioni, abbiamo chiesto a Marzovilla di mantenere il massimo rispetto per l’organo di governo».

Ma il piano industriale chi lo scriverà: Marzovilla o il nuovo presidente Iacomelli?

«Marzovilla ha iniziato un percorso, il nuovo cda avrà modo di usare la sua professionalità per portare a compimento il piano».

Sulla storia della visura camerale relativa al fallimento dell’azienda fiorentina Ital Eco srl, di cui Marzovilla risulta amministratore unico dal 2006, in consiglio comunale lei ha glissato: perché?

«Non ho glissato, ma semplicemente ritengo che non sia importante. Non avendo incarichi dirigenziali o amministrativi e avendo un contratto in scadenza a fine agosto è un non problema. E’ come voler valutare un cuoco guardando che numero di scarpa ha».

Scusi, ma avete chiesto di fare il piano industriale di un’azienda pubblica ad un manager che ha un fallimento alle spalle (la procedura fallimentare era stata aperta il 17/12/2010)...

«Io dico che di Marzovilla dovrebbe essere messo in evidenza che ha fondato la prima società in Italia per materiale di riciclo, che ha arredato un intero stabilimento balneare producendo in azienda materiale derivante dal riciclo plastico».

Sì, ma il suo progetto industriale, per quanto ammirevole, è finito male...

«E’ accaduto per ritardi nella gestione dell’Iva. Non per questo lui è colpevole. E comunque ripeto: non ha e non avrà alcun incarico amministrativo!».

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