Lutto
La prima volta della Coop aperta il 25 aprile: «Lavorerà solo chi vuole»
Il presidente Lami spiega la scelta di Unicoop Tirreno: non è un cambio di linea ma una situazione contingente dovuta al fatto che la festa cade di sabato e dunque s’accoppia alla domenica
«Sì, il 25 Aprile, festa della Liberazione, abbiamo deciso di aprire, ma voglio precisare che c’è un punto sostanziale che in questi giorni non è mai stato sottolineato: tutto avviene all’insegna del volontariato, cioè chi non è disposto a lavorare può stare tranquillamente a casa senza alcuna conseguenza. E voglio anche chiarire che se non si raggiungerà il minimo del personale per garantire l’operatività di un punto di vendita, quest’ultimo resterà chiuso». È molto chiaro Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno, colosso della cooperazione “rossa” con 112 tra super e ipermercati, 970mila soci e circa 5mila dipendenti sparsi tra la costa toscana, l’Umbria, il Lazio e la Campania: anzi, dalla sede centrale di Vignale Riotorto, spiega la svolta storica che in questi giorni tiene banco, non senza polemiche soprattutto di fonte sindacale, su giornali e social network, come legata ad un servizio da fornire ai consumatori ed alla concomitanza con la giornata del sabato, con il conseguente accoppiamento alla domenica.
Però presidente converrà che, in settant’anni di storia, il vostro primo 25 Aprile a saracinesche alzate desta una certa impressione.
«Come spiegavo, noi abbiamo sempre detto e ripetuto che vogliamo rispettare i turni di chiusura nelle festività più importanti che caratterizzano il nostro paese, sia civili che religiose: con il 25 Aprile, il Primo Maggio, la Pasqua e la Pasquetta, Natale e Santo Stefano, oltre a Capodanno. Ma stavolta dobbiamo anche tenere presente appunto la questione del sabato accoppiato alla domenica e a un ponte, una coincidenza non da poco visto che copriamo gran parte delle più importanti località turistiche della costa tirrenica. Quindi, ragioni legate a un servizio da fornire, ma anche per tutelare i nostri risultati economici».
Torniamo al punto della volontarietà: che cosa accadrà, in concreto?
«Chiederemo ai lavoratori se sono disponibili a venire a lavorare e, se diranno di sì, verranno retribuiti per la festività secondo il contratto nazionale di lavoro. A chi dirà di no non accadrà assolutamente nulla: starà a casa e non prenderà i soldi in più. E poi voglio ricordare che qui stiamo parlando solo del 25 Aprile, non ci pensiamo neanche ad aprire il Primo Maggio o nelle altre festività che citavo prima».
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Lei però sa bene che la questione è politica, con una festa che ha valori particolari.
«Non si tratta di un cambio di linea, ma di una situazione che il prossimo anno probabilmente non si ripeterà. Per quanto riguarda la festa in se stessa, stiamo pensando a qualche iniziativa da organizzare direttamente nei punti di vendita».
Avete fatto previsioni sui possibili risultati economici in quella giornata?
«No, non abbiamo fatto previsioni perché è molto difficile fare un quadro di cosa accadrà. L’importante è essere a disposizione di chi ha bisogno, non solo degli abitanti e dei nostro soci, ma soprattutto dei turisti che si spera arrivino comunque numerosi».
Avete già deciso che l’Ipercoop di Livorno, una delle vostre strutture più frequentate, rimarrà invece chiusa. Perché?
«Pensiamo che un ipermercato accolga soprattutto clienti per acquisti più programmati. Insomma, è molto diverso dai classici punti di vendita Coop che troviamo in giro per le città. Chi preferisce l’Ipercoop può anche andare a fare acquisti nei giorni successivi».
Torniamo un momento ai valori che è poi il punto su cui battono di più i rappresentanti dei lavoratori.
«Ecco, a proposito di valori, quello che voglio aggiungere è il fatto che si tratta di valori universali, validi per tutti. Ed invece per la festa della Liberazione rimarranno aperte tutte le grandi catene, ma le critiche, tra l’altro molto pesanti, stanno arrivando soltanto a noi. Eppure il nostro non è un diktat nei confronti dei dipendenti, ma una richiesta di disponibilità: sono d’accordo nel dire che se imponessimo la presenza sul posto di lavoro la questione sarebbe completamente diversa».
E se in un negozio in tanti rifiuteranno di venire?
«Non ci sono problemi: se l’operatività non potrà essere garantita perché il personale è poco, semplicemente resterà chiuso».(s.b.)
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