Precipita e muore a 76 anni «Voleva uccidere la ex»
Vittorio Re, ex meccanico, è caduto da 15 metri: cercava di calarsi dal tetto per entrare nella casa al sesto piano. Con sé una tanica di benzina e un’ascia
LIVORNO. Vittorio Re, 76 anni e una vita passata a riparare motori nell’officina meccanica a due passi dal Tribunale penale di Livorno, è morto imprigionato dentro a un’ossessione che non ha saputo aggiustare nonostante i processi, la condanna per maltrattamenti in famiglia, il carcere e il divieto di avvicinamento all’ex moglie disposto dal giudice pochi mesi fa. Voleva a tutti i costi vendicarsi con quella donna che a suo avviso lo aveva rovinato portandogli via la casa, i soldi e forse anche la dignità.
È per chiudere i conti con il passato e darle una lezione che non ha nessuna giustificazione logica che ieri mattina è partito da Pastina, piccola frazione vicino a Santa Luce, per arrivare fino al numero 90 di via Roma dove abitava anche lui fino a una decina di anni fa, prima di separarsi dalla moglie e dopo averle intestato l’immobile. Ma il suo piano criminale: uccidere l’ex, è precipitato da un’altezza di una quindicina di metri nel tentativo di fare irruzione in quell’appartamento che non aveva accettato di perdere.
Tuta mimetica e ascia
Chi lo ha visto, intorno alle 8,30 racconta di un uomo anziano vestito con una tuta mimetica e uno zaino sulle spalle. «Lo avevamo già incontrato in zona - raccontano i vicini - a quella donna non dava tregua». Ecco perché appena si è avvicinato al palazzo uno dei vicini di casa della donna, 49 anni, l’ha avvisata e lei per evitare guai è uscita e si è allontanata.
All’interno della sacca, come hanno poi scoperto gli investigatori, il settantaseienne trasportava tutto l’occorrente per portare a termine il suo folle piano: una corda lunga una ventina di metri, alcuni moschettoni, un’ascia e una tanica di benzina da dieci litri.
Secondo gli investigatori, l’obiettivo era quello di entrare nell’appartamento al sesto piano rompendo una delle finestre che danno sul cortile interno e poi dar fuoco all’immobile con il liquido infiammabile.
Un disegno che se gli fosse riuscito di portare a termine - come confermano dalla Procura - avrebbe «potuto causare una strage».
Con questa idea in testa è salito fino all’ottavo piano, dal quale si può poi accedere alla terrazza condominiale che si affaccia sul lato più lontano dalla strada. «Ho sentito dei rumori - racconta un testimone che ha lo studio a due passi dall’ingresso della terrazza - così sono andato a vedere che cosa stesse accadendo».
Faccia a faccia con il vicino
Quando Alessandro Marzini, 42 anni, libero professionista nel campo della sicurezza informatica ha aperto la porta si è trovato faccia a faccia con l’ex meccanico. «Mi ha detto qualche parola incomprensibile, mi ha minacciato con l’ascia che teneva in mano, sono rientrato nel palazzo e ho chiamato il 113».
Nonostante fosse stato scoperto Vittorio Re non ha desistito, evidentemente il piano che aveva in testa era più forte dei rischi che stava correndo e dei danni che avrebbe potuto provocare.
Come se niente fosse accaduto, infatti, ha continuato a preparare tutto l’occorrente per scendere di due piani e arrivare all’appartamento della ex moglie: ha legato la corda intorno a una canna fumaria e poi ha iniziato a scendere. «Ho visto una sagoma calarsi e poi una gamba vicino alla finestra», prosegue il testimone che dopo il faccia a faccia è sceso di nuovo nel suo appartamento.
Il volo nel vuoto
Quello che è avvenuto nei minuti successivi lo hanno ricostruito gli agenti della polizia e i colleghi della scientifica che nel momento in cui sono arrivati in via Roma hanno trovato il cadavere dell’ex meccanico in mezzo al cespuglio. «Nessuno - confermano gli inquirenti lo ha visto precipitare».
Molto probabilmente il settantaseienne dopo essersi calato dall’ottavo piano è sceso fino al sesto e ha iniziato a colpire la finestra chiusa della ex moglie con l’ascia. Poi però qualcosa deve essere andato storto.
Vittorio Re che aveva anche dei problemi di deambulazione, ha perso l’equilibrio ed è volato giù per una quindicina di metri.
«Quando siamo arrivati il cuore - ha spiegato il medico del 118 - aveva già smesso di battere». Appesa al tetto del palazzo è rimasta una corda bianca, vicino al corpo la tanica di benzina e l’ascia che Vittorio Re aveva portato con sé per liberarsi della sua ossessione.
Un piano folle del quale è rimasto prigioniero.
@fedelazzotti
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