LIVORNO. Dal primo luglio tutte le Asl della Toscana saranno commissariate. Nell’area vasta nord ovest, quella che comprende Livorno (insieme a Pisa, Lucca, Viareggio e Massa), un commissario sarà nominato alla guida delle 5 aziende territoriali, ognuna delle quali tuttavia avrà un vice commissario, che molto probabilmente sarà l’attuale direttore generale, nel nostro caso Eugenio Porfido. Sarà il primo step della riforma, anzi della rivoluzione sanitaria varata dalla Regione. Il passo successivo sarà quello della riorganizzazione e della divisione delle funzioni. Tra queste ci sono i reparti e le specializzazioni, ma c’è anche la direzione generale della nuova super Asl, cioè la cabina di regia da dove si guideranno una ventina di ospedali da Massa a Portoferraio fino a Castelnuovo Garfagnana e Volterra.
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Dove sarà collocata? Ad oggi potrebbe finire a Lucca, dove la conferenza dei sindaci ha candidato il capoluogo come sede del centro direzionale. Una mossa che fa gridare il Fials - il sindacato più rappresentativo all’interno dell’Asl 6 - all’«ennesimo scippo a danno di Livorno» . «Mentre il sindaco di Lucca avanza la candidatura della sua città a sede della futura azienda, nessuno difende la sanità livornese e le ragioni dei cittadini della sua provincia», attacca Massimo Ferrucci, segretario del sindacato, puntando il mirino su Nogarin, presidente della conferenza dei sindaci, e sugli altri primi cittadini del nostro territorio. Non è solo questione di prestigio, precisa Ferrucci. «L’Asl 6 già depauperata di unità operative nel corso del tempo e con un numero di posti letto inferiori a tutte le altre Asl di area vasta (2,19 per mille contro il 3,15 per mille abitanti del parametro regionale, ndr) ora si appresta a fornire un ulteriore tributo. La città di Livorno e più in generale la sanità della provincia saranno oggetto di ulteriori tagli di personale e di servizi. E tutto ciò avviene nell'indifferenza generale dopo che sindacati confederali ed Anci Toscana hanno approvato la legge di riordino».
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Ma Livorno, fanalino delle Asl toscane, ha carte da giocare per diventare sede della nuova maxi Asl? «Livorno è la città più grande, popolosa, più vicina a Pisa, con più storia dal punto di vista sanitario», replica Ferrucci. Il rischio invece è che alla fine a Livorno resti solo la centrale unica del 118, secondo Ferrucci. «L’Asl unica determinerà una riduzione dei servizi per i cittadini e una devoluzione delle attività della ex Asl 6 alle aziende universitarie nell’ambito dei dipartimenti interaziendali proseguendo nel cammino intrapreso per le officine del sangue concentrate nell’azienda pisana, o per la Breast Unit per la senologia, la banca delle cornee, il laboratorio di microbiologia assegnati all’Asl 2 di Lucca, o il centro di procreazione assistita assegnato a Viareggio. Oggi vantiamo il 118 unico, ma vorrei ricordare che si tratta di una assegnazione provvisoria, e l’eccellenza in neurochirurgia, della quale tuttavia il destino è incerto con i dipartimenti interaziendali».
Una domanda nasce spontanea: quali conseguenze avrà la maxi Asl sui cittadini e sui lavoratori? «Ad oggi - risponde il segretario del Fials - la nostra azienda in compensazioni negative, cioé fughe di cittadini che emigrano in altre Asl, perde oltre 90 milioni di euro all’anno: con l’azienda unica il problema della spesa scomparirà, avremo un unico bilancio dal 2016, ma i cittadini continueranno e aumenteranno il loro flusso migratorio verso altre realtà. Cioè per curarsi dovranno prendere la loro auto e andare a Pisa come già fanno, ma anche a Lucca o Massa». Per quanto riguarda i lavoratori invece la questione è ancora molto nebulosa, ma una conseguenza abbastanza logica Ferrucci la evidenzia: «C’è una mobilità prevista di 50 chilometri, se la direzione aziendale sarà trasferita a Lucca alcuni servizi saranno concentrati là». D’altra parte qualcosa del genere, si dice negli ambienti ben informati della sanità toscana, potrebbe accadere a breve a Firenze, dove la gestione della dialisi potrebbe essere trasferita da Careggi alle aziende territoriali di Prato-Pistoia-Empoli e lì medici e infermieri che oggi si occupano della dialisi potrebbe esser costretti a spostarsi.