Il Tirreno

Livorno

boschi tagliati

«A Quercianella spazzati via dieci ettari di alberi»

di Giulio Corsi
Ecco come è stato tagliato il bosco (foto di Paolo Pasquinelli)
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Ecco come è stato tagliato il bosco (foto di Paolo Pasquinelli)

l biologo Paolo Pasquinelli accusa: scelte errate delle piante e hanno accatastato materiale sul greto del botro Forconi

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LIVORNO. Non ci sono solo i sette ettari di bosco rasati a zero sul monte La Poggia, tra la valle Benedetta e il Limoncino. Come un virus le segnalazioni e le proteste per i tagli avvenuti sulle colline intorno alla città si stanno moltiplicando: Quercianella, Chioma, via delle Sorgenti. Qualcuno obietterà: ma è normale, siamo alla fine del periodo che la legge regionale prevede per il taglio dei boschi cedui. E d’altra parte proprio il dirigente della Provincia Paolo Teglia al Tirreno aveva sottolineato che per quanto impattante visivamente, la tagliata - come dicono gli addetti - sul monte La Poggia era qualcosa di normale e che sarebbe bastato andare verso Nugola per ritrovare situazioni simili, non “denunciate” semplicemente perché avvenute in zone meno frequentate.

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Stavolta però, alle proteste - smontate una dopo l’altra dai tecnici della Provincia, dal Corpo Forestale e dall’Ordine degli agronomi - si aggiunge la voce fuori dal coro di un addetto ai lavori: è Paolo Pasquinelli, biologo conosciutissimo in città, cultore della materia all’università di Pisa, esperto ambientale, coautore di diversi libri sulle biodiversità, uno dei quali sulle colline livornesi. Pasquinelli le sue perplessità le ha segnalate alla polizia provinciale e al corpo forestale, già prima che esplodesse il caso del monte La Poggia. Presentando una ricca documentazione, con una ventina di fotografie, sul taglio avvenuto sulla collina di Quercianella, un centinaio di metri sopra via Falcucci. «Me ne sono accorto per caso, mentre stavo effettuando uno studio sui licheni che mi ha commissionato il museo - racconta -. Si tratta di una decina di ettari che sono stati disboscati lungo un dislivello che parte da 87 metri e arriva fino a 126, con tagli che a mio avviso di biologo sono stati irrazionali e massivi». «Massivo - spiega Pasquinelli - per la quantità inusitata di tagli di alberi e arbusti, irrazionale per la tipologia della vegetazione di pregio in ragione dell’età, delle dimensioni e soprattutto della qualità. Sono stati tagliati infatti erica arborea, lecci, corbezzoli, ornielli, fillirea, a occhio riducendo il bosco di oltre il 90 per cento. Mentre sono stati lasciati prevalentemente pini (marittimo e aleppo) di poco pregio perché resinosi qualora sussistano scopi commerciali».

E’ qui che il biologo Pasquinelli punta il dito: non tanto sulle autorizzazioni, che la Provincia come dice la legge regionale è tenuta a dare, quanto sulle prescrizioni del taglio. «E’ vero che un ambiente boschivo per essere rinnovato necessita di uno sfoltimento, ma quello che ho osservato non si può non considerare esagerato. La scelta di piante specifiche tagliate, la loro dimensione e l’accatastamento, fanno pensare ad una visione più commerciale che ambientale. Per questo ho chiesto alle autorità di effettuare i loro controlli». Poi una sottolineatura nei confronti della Provincia: «Sarebbe stato utile prescrivere almeno il numero massimo di alberi da tagliare e più specificatamente per essenze arboree in funzione dell’età e del diametro. La legge regionale infatti prevede che ai fini del rilascio dell’autorizzazione al taglio, l’ente competente può richiedere la preventiva individuazione delle piante da abbattere. Se questo fosse stato fatto, si sarebbe evitato il taglio massivo e si sarebbe impedito che i rimanenti non tagliati fossero prevalentemente costituiti da pini, di cui tra l’altro la specie pino marittimo è soggetta ad aggressione. Con un’operazione di questo tipo viene compromesso un ecosistema ultracinquantenario con la scomparsa di molte biodiversità ad esso collegate».

C’è un altro punto su cui il biologo attacca l’operazione effettuata nei boschi di Quercianella: è il modo in cui - ad oggi - sono state effettuate le operazioni. «Allo stato attuale - accusa Pasquinelli - rimangono i residui di tagli abbandonati su sentieri e percorsi storici percorribili a piedi. Gli accatastamenti di legname sul greto del botro Forconi possono provocare slittamento e compromissione del percorso acquifero qualora si intensifichino piogge o cedimenti del terreno collinare».

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