Il Tirreno

Livorno

la guerra giudiziaria

A gennaio denunciato per stalking

A gennaio denunciato per stalking

Lo scorso anno pizzicato mentre cercava di dar fuoco all’auto

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LIVORNO. L’ultima denuncia arrivata in Procura nei confronti di Vittorio Re, risale al gennaio scorso. A presentarla l’ex moglie, una donna di origine polacca dalla quale l’ex meccanico si era separato una decina di anni prima.

Ma questo è solo l’ultimo di una lunga serie di vicende giudiziarie scaturite dalla separazione burrascosa di cui gli ex coniugi sono stati protagonisti. Stavolta l’accusa nei confronti del settantaseienne era quello di stalking.

Ma il casellario giudiziario dell’anziano non si limitava a questo episodio. Dalle carte infatti emergono altri episodi che messi uno accanto all’altro fanno da sfondo a quello che è avvenuto ieri mattina con il tentativo di entrare nella casa della ex molto probabilmente per appiccare il fuoco.

Nel febbraio del 2014, ad esempio, intorno alle 4 del mattino, Vittorio Re venne pizzicato da un passante mentre cercava di dare incendiare proprio la macchina della donna. In via Roma intervennero i carabinieri della stazione di Ardenza che hanno poi inviato gli atti in Procura.

L’estate scorsa, dunque pochi mesi dopo questo episodio, il collegio del Tribunale di Livorno, aveva condannato Re a tre anni di reclusione con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni, mentre l’anziano era stato assolto dal reato di violenza sessuale. Durante il dibattimento, il collegio presieduto dal giudice Gabriella Marinelli, ascoltò sia la ex moglie del meccanico che la figlia di lei che ha vissuto con la coppia fino al giorno della separazione. La ragazza, che oggi ha una ventina d’anni, raccontò tra le lacrime di un clima familiare molto teso e descrisse il patrigno come un uomo «violento e autoritario». Ma il giorno dell’ultima udienza, in aula parlò anche l’imputato per chiarire alcuni aspetti della vicenda.

«Ho conosciuto quella donna che ha 30 anni meno di me in un locale - raccontò - e poi l’ho sposata. Poi ci siamo trasferiti nella casa di mia proprietà». Dalla testimonianza dell’anziano veniva fuori un’altra realtà. «Si è fatta comprare una casa in Polonia e poi le ho intestato anche l’appartamento in Italia. A quel punto sono diventato un intruso in casa mia».

A questo racconto però i giudice non hanno creduto, anche perché agli atti del procedimento erano stati allegati anche i certificati medici che raccontavano di lesioni e percosse ai danni della donna.

Dopo questa sentenza e gli episodi di stalking successivi, Vittorio Re era finito anche in carcere per qualche tempo prima dell’ok da parte del Tribunale del Riesame alla scarcerazione e al trasferimento dell’uomo a Pastina, nel Comune di Santa Luce dove aveva tutt’ora l’obbligo di dimora.

Evidentemente però né la restrizione della libertà, né il rischio di tornare in carcere lo hanno fermato. «Quando ho letto la notizia - racconta un amico - non ci volevo credere, anche perché mi sembra impossibile che Vittorio abbia pensato di potersi calare da una altezza simile con un’ascia e una tanica di benzina in mano. Le ultime volte che ci siamo incontrati mi sono trovato di fronte a una persona con diversi problemi di deambulazione. Addirittura per muoversi usava la mazza. È vero che il rapporto con l’ex moglie era stato burrascoso e lui era molto amareggiato, ma certo che un epilogo simile nessuno lo poteva immaginare».

(f.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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