Gioco
I due big alleati dei portuali
La famiglia Neri e il pool di Negri firmano l’ingresso nella Cilp
LIVORNO. Chissà se Tito Neri se lo sarebbe immaginato che sotto i suoi occhi avrebbe “visto” il nipote Piero firmare l’ingresso (insieme al big genovese Luigi Negri) nella società dei portuali di Enzo Raugei: la Cilp, braccio imprenditoriale della Compagnia, da ora resta per metà in mano ai portuali e per l’altra metà va alla società costruita in tandem da due colossi dell’imprenditoria marittima privata come la famiglia Neri e il Gruppo Investimenti Portuali capitanati da Negri (che a Livorno già controlla il terminal contenitori Tdt).
Non è un caso se la parola “visto” sta fra virgolette: nonno Tito se n’è andato tanti anni fa e ora, nel quartier generale del Neri Group in via Leonardo Da Vinci, campeggia sulla sala del consiglio d’amministrazione in un dipinto a tutta parete in cui Alberto Fremura lo raffigura nel recupero del Pelajo, il bastimento inglese che nel ’57 si ribaltò urtando la diga foranea del porto. È la “mission impossible” in cui mise in gioco sé stesso e tutta l’impresa per raddrizzarla e, in dodici mesi di lotta con le libecciate, portarla via.
Lo spirito è quello. Un po’ come quando questa dynasty imprenditoriale duellava con Italo Piccini. Eppure la presenza dei genovesi racconta quanto siano cambiati i tempi da allora: e non solo perché ora le braccia che scaricano le stive non sono più quelle di Attao e Ballero bensì gli ultramuscoli meccanici delle gru Paceco che portano fino a 65 tonnellate e sbracciano fino alla 18ª fila.
NEL PUZZLE DEL PORTO
Nel menu non c’è soltanto un passaggio di quote fra società o comunque o una novità nei rapporti fra imprese portuali, per quanto importanti possano essere. È chiaro che quest’alleanza – integrata dalla maxi-coop fiorentina Cft come partner strategico, che intanto si sta espandendo all’interporto – punta a avere un ruolo forte nella geografia del porto che c’è già e, dopo il nuovo Prg portuale, soprattutto in quella del porto che verrà.
A dar retta ai diretti interessati le linee di sviluppo saranno i contenitori, i forestali e i traffici auto ma senza dimenticare i project cargo (a cominciare dall’impiantistica industriale). A maggior ragione adesso che General Electric, attraverso la propria controllata Nuovo Pignone, ha puntato gli occhi anche sulle banchine livornesi dopo aver rafforzato le radici nella piana di Guasticce raddoppiando il proprio polo nella logistica a firma B-Cube (ex Argol).
TRE DIRETTRICI-CHIAVE
Non è comunque da escludere – seppur come congettura da osservatori esterni – che questa nuova alleanza sul fronte del porto possa prima o poi volgere lo sguardo sulle tre direttrici-chiave del nuovo assetto disegnato dal piano regolatore appena approvato: oltre ovviamente al settore container (Darsena Europa), c’è l’allargamento del porto traghetti & crociere (dov’è in corso la privatizzazione della Porto di Livorno 2000) e, in prospettiva, la spinta all’aggregazione di un polo di “autostrade del mare” (che, da un lato, rappresenta pur sempre la principale tipologia di traffico per il nostro scalo e, dall’altro, vede Livorno al primo posto in Italia).
Del resto, ciascun pezzo di quest’alleanza mette in campo un po’ del proprio know how.
Ad esempio, il gruppo genovese è una costellazione di agenti marittimi che rappresenta una galassia di grandi flotte (da Yang Ming a Uasc, da Hanjin a Wallenius, da China Shipping a Zim) ed è dentro alcuni importanti terminal contenitori (il Tdt a Livorno e il Sech a Genova più, in società controllate dal gigante singaporeano Psa, il Vte a Genova e il Vecon a Venezia).
Ad esempio, il gruppo Neri ha sì attività di rimorchiatori, recuperi marittimi, di depositi petroliferi e sorveglianza in mare ma ha anche la metà di Sintermar (con l’altro 50% in mano all’alleanza Fremura-Grimaldi).
Ad esempio, la Compagnia portuale attraverso anche la propria costola imprenditoriale: ha alle spalle la convivenza con i genovesi nel terminal Tdt ma soprattutto ha uno zampino – anzi, uno zampone – nel settore cellulosa e in quello del traffico di auto nuove.
PORTUALI: LA QUINTA VITA
Ma per i portuali questa novità è anche qualcosa di più. Per certi aspetti, nel solco della tradizione nata con Italo Piccini di metter piede in qualsiasi avventura imprenditoriale e in qualsiasi terminal. Sotto altri profili, invece, è una svolta drastica: diversamente dal passato, stavolta il ricavato della vendita non finirà bruciato sull’altare del salvataggio dall’indebitamento ma – e qui Enzo Raugei scandisce le parole per marcare la novità – «tutti reinvestito attraverso l’aumento di capitale di Cilp per gli investimenti necessari in mezzi e infrastrutture».
È la quinta vita della Compagnia che esce dalla “Fortezza” costruita dall’architetto Slaghetti Drioli all’angolo di via San Giovanni, dirimpetto al fortilizio mediceo. La quinta: dopo che la prima se n’era andata con i decreti Prandini; dopo che la seconda era stata la trasformazione imprenditoriale degli anni ’90; dopo che la terza aveva visto il risanamento draconiano lacrime e sangue per salvarsi dal baratro dei conti in profondo; dopo che la quarta era stato il patto con la coop fiorentina di Cft. Ora la quinta esistenza – quasi quanto quelle d’un gatto – nell’alleanza con Neri-Negri. Con quella capacità che hanno solo i gatti di saltare dentro il futuro: un po’ come quando Italo Piccini, ribaltando l’atteggiamento dei “camalli” genovesi contro i container, aprì le porte delle banchine labroniche a questi “scatoloni” americani e inventò quei quindici anni di prosperità la cui scia dà ancora da campare qui da noi, fra Ovosodo e il West.
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