Gioco
E sugli annessi agricoli riparte lo scontro
La giunta annuncia un piano entro la fine dell’anno mentre vanno avanti i controlli contro gli abusi
LIVORNO. Annessi agricoli, si ricomincia. Ieri i rappresentanti del comitato del Limoncino, con Rosaria Scaffidi in prima fila, sono tornati a riempire la sala del consiglio. All'ordine del giorno tre atti di Pd, Città Diversa e del consigliere del M5S Valter Sarais, per capire se, e in quali termini, la nuova giunta ha deciso di affrontare il decennale problema degli annessi.
Di fatto i rappresentanti dell'amministrazione hanno detto di volersi prendere un anno di tempo prima di presentare un disegno complessivo. L'assessore all'urbanistica, Alessandro Aurigi, dopo aver sottolineato che si tratta di un «problema pluridecennale che non è mai stato risolto», ha parlato di un lavoro che al momento «procedere su due binari»: da una parte la volontà di inquadrare il tema nella revisione del piano strutturale, dall'altra «con gli uffici abbiamo dato avvio, prendendo in esame anche le proposte già presenti (e la nuova normativa regionale), a un piano di riqualificazione delle colline» e «auspichiamo di portarlo a conclusione entro fine anno». Nel frattempo? I controlli sugli abusi, con le eventuali demolizioni, non si fermano. «Il contrasto dell'abusivismo – dice infatti l’assessore all’edilizia privata, Paola Baldari – è uno degli obiettivi primari della nostra amministrazione: restituire il paesaggio alla collina, riqualificare...».
Così dal fondo della sala parte il vocio: c’è chi grida di «evitare almeno di far venire i vigili urbani tutti i giorni». Alla fine anche Jari De Filicaia del Pd e Marco Cannito di Città Diversa chiedono di «allentare la pressione e i controlli». Marco Ruggeri (Pd) chiede alla giunta di chiarire come vuole procedere: nel piano strutturale o a colpi di variante? Da Buongiorno Marco Bruciati distingue tra abuso edilizio, «da evitare» e «agricoltura alimentare, autoconsumo, orti urbani» e « un conto è parlare di ville un altro di capanni, magari in legno, va trovata una forma di regolamentazione». Il punto è da tempo, almeno dal “piano-Grassi”, proprio e sempre questo: tutti concordi nel dire che gli abusi devono essere demoliti, ma anche che serve un piano per regolamentare l’attività sulle colline e permettere una sorta di agricoltura sociale. Ma quando?
«Siamo contro l'abusivismo e la cementificazione – ripete sottolinea Valter Sarais (M5S) – ma in questi anni si sono create disparità di trattamento: ci sono manufatti condonati, condonati parzialmente e abusi totali». «Le precedenti amministrazioni – va all’attacco – hanno la responsabilità di aver creato false aspettative in chi ha fatto abusi: ogni dieci anni è stato fatto un condono, a partire dall'85, e così si è fatto come le tre scimmiette: "tanto un rimedio lo troveremo o aspetteremo il prossimo condono...". Ora dibatteremo la problematica in commissione, per iniziare un percorso che porti a un regolamento che permetta a tutti coloro che hanno un pezzo di terra di buttare giù l’abuso e rimettersi in regola». Nella sua interpellanza Sarais ha però anche evidenziato che «in alcuni annessi abusivi abitano intere famiglie» e che quindi potrebbe crearsi un «problema sociale».
Edoardo Marchetti (M5S) ha chiesto di «ridurre il più possibile i tempi di latenza tra demolizione, che andrà fatta, e approvazione di un nuovo regolamento» e ha aggiunto che «indipendentemente dal percorso del piano strutturale, va valutata una formula variante», «perché se è vero che l’obiettivo è approvare il piano strutturale entro un anno, poi ci sarà da fare un regolamento urbanistico». Ha fatto sapere anche che «stiamo analizzando la proposta Grassi». Ovvero l’ex assessore.
Alla fine le parole sentite in aula non hanno convinto Scaffidi: «Siamo delusi – ha commentato – qui sembra la tela di Penelope, si riparte sempre da zero...». (j.g.)
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