Il Tirreno

Livorno

Di legno e senza freni, bici antiche in mostra

Roberto Riu

Ai Granai di Villa Mimbelli, in concomitanza con l’Etrusca Ciclostorica, sono stati esposti sedici pezzi d’epoca provenienti dalla collezione di Gianluca Della Bertola

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LIVORNO. “Vai Girardengo, vai grande campione nessuno ti segue su quello stradone...”: i tempi eroici del ciclismo rievocati da Francesco De Gregori in una sua famosa canzone del 1993 possiamo ritrovarli nella mostra di biciclette d'epoca aperta ieri presso i Granai di villa Mimbelli a corredo della Etrusca Ciclostorica 2015.

Approfittando anche della mostra “World of dinosaurs” adesso in corso nel vicino parco del Museo Civico “G. Fattori”, molti visitatori, grandi e piccini, si sono affacciati già ieri mattina nei locali dei Granai per curiosare fra le sedici biciclette d'epoca esposte provenienti dalla collezione di Gianluca Della Bartola: i più piccoli si facevano spiegare i meccanismi del cambio e dei freni, mentre i più anziani si soffermavano a commentare certi dettagli costruttivi come, ad esempio, le ruote col cerchione in legno di frassino oppure di acero che caratterizzano alcuni esemplari.

La collezione, che in totale comprende una trentina di biciclette del passato, è stata messa insieme in una ventina d'anni da Gianluca Della Bertola, un ingegnere pisano appassionato di vari sport e soprattutto di ciclismo, che le ha talora scovate ridotte a rottami in qualche vecchio cascinale da ristrutturare oppure cercando nei mercatini del settore in giro per l'Italia. Così come setacciando le mostre-mercato di veicoli d'epoca è riuscito a trovare i pezzi mancanti originali, dal sellino al manubrio, per riportare pazientemente a nuovo biciclette da corsa dei primi decenni del Novecento.

La più anziana delle bici in mostra è una Francaise Diamant del 1903, mentre la più recente è una Olympia del 1965: possiamo poi osservare una Triarovi del 1914, una Ganna del 1934, una Torpado del 1940 oppure una Taurus del 1949. L'esemplare più significativo è però rappresentato dalla Bianchi del 1953 costruita in serie limitata per celebrare la vittoria del Campionato mondiale da parte di Fausto Coppi, “un omino con le ruote contro tutto il mondo, un omino con le ruote contro l'Izoard...”, come recita una struggente canzone a lui dedicata da Gino Paoli. E' in quel lontano dopoguerra che ritroviamo anche il suo eterno rivale, il grande Gino Bartali, con “quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita...” ricordato da Paolo Conte.

La mostra è insomma un vero tuffo nel passato delle due ruote: quando i ciclisti durante la gara dovevano improvvisarsi anche meccanici perché il cambio di marcia significava scendere di bicicletta e sbloccare manualmente la catena per spostarla sul pignone più grande o più piccolo a seconda che dovessero affrontare la pianura oppure una salita. Nelle bici più vecchie non c'erano neppure i freni e l'unico modo per fermarsi era rallentare gradualmente.

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