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Livorno

«Trent’anni di lavoro in mezzo all’amianto e l’Inail ci snobba»

«Trent’anni di lavoro in mezzo all’amianto e l’Inail ci snobba»

Tamburini, ex operaio di Botteghi racconta il dramma di chi vive dopo aver inalato a lungo la sostanza nociva

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LIVORNO. «Ho lavorato per 30 anni in mezzo all'amianto, quello delle tubature, delle coibentazioni delle sale macchine, quello delle protezioni e delle tute che ci mettevamo quando si lavorava con le fiaccole e nelle caldaie. Si può dire che quando facevamo pausa pranzo, mangiavamo pane e amianto. E adesso, che abbiamo i polmoni pieni di placche, l'Inail non ci vuole riconoscere il danno biologico: lo fanno solo con i poveracci che hanno un tumore o che stanno per averlo. Ma ha senso tutto questo?».

Gino Tamburini ha 73 anni, trenta dei quali passati a lavorare come operaio alle officine Botteghi, l'azienda di riparazioni navali attiva fino alla metà degli anni '90. E Tamburini racconta che chi come lui lavorava nelle riparazioni navali passava ore e ore in mezzo all'amianto.

In effetti, allora le navi, e in particolare quelle a vapore (negli anni '60 ne navigavano ancora parecchie) facevano largo uso di amianto per coibentare tubazioni e caldaie. «Quando entravamo a lavorare, una delle prime cose che facevamo era andare in magazzino e farci dare un telo di amianto, per proteggerci da fiammate e scintille mentre i nostri colleghi lavoravano con le fiaccole e le fiamme ossidriche. Poi - continua l'ex operaio, c'erano le tubature, tutte rivestite di amianto: noi prendevamo le mole e tagliavamo i vecchi rivestimenti, con la fibra che spolverava ovunque, e alla fine le rivestivamo, sempre con l'amianto».

Amianto che era anche il materiale con cui erano fatte le tute che proteggevano dal calore. «Le mettevamo quando entravamo nelle caldaie delle navi che si erano piegate perché erano rimaste senz'acqua: noi entravamo dentro che erano sempre caldissime e le aggiustavamo».

E alla fine tutto questo non è rimasto senza conseguenze: Tamburini ha ottenuto sì i benefici della legge sull'amianto - «Mi hanno dato 5 anni di contributi in più per la pensione» - ma anche qualcosa di molto peggio. "Io sono tenuto sotto controllo dalla medicina del lavoro di Pisa, e nel 2002, dopo una Tac, i medici mi hanno trovato delle placche pleuriche - racconta Tamburini - Ho chiesto cosa significasse, e mi hanno detto che finché rimangono lì, tranquille non sono un problema. Ma possono essere anche l'anticamera di qualcos'altro. E allora si perde la tranquillità, e anche il tuo medico se vede anche un piccolo problema respiratorio ti fa fare subito una tac. E soprattutto - sottolinea l'ex operaio - ti vengono in mente i tanti compagni di lavoro che, uno dopo l'altro sono stati portati via da tumori e altri malacci".

Ed ecco la protesta di Tamburini: «L'Inail, a me come a molti altri che sono nelle mie condizioni, non riconosce il punteggio minimo di sei punti, ad esempio io ne ho 5, per poter avere l'indennizzo del danno biologico: che senso ha - conclude l’ex operaio - darlo solo ha chi ha un tumore conclamato? Si indennizza solo chi sta morendo? E' troppo facile».

Roberto Cestari

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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