Italia
Un aiuto ai ragazzi che non studiano e non lavorano
LIVORNO. È giunto a conclusione, solo a livello formale, il progetto “Youth Guarantee, Scheme in Tuscany” (schema di garanzia giovani in Toscana) che, partito agli inizi dello scorso anno, si è...
LIVORNO. È giunto a conclusione, solo a livello formale, il progetto “Youth Guarantee, Scheme in Tuscany” (schema di garanzia giovani in Toscana) che, partito agli inizi dello scorso anno, si è diramato fino a pochi giorni fa quando, nella sala Nomellini della Provincia, è stata firmata una «dichiarazione di intenti per la creazione di una partnership locale per la realizzazione di un modello di intervento di garanzia per i giovani della provincia di Livorno» a cui hanno aderito diverse realtà, circa 30, molte delle quali appartenenti al mondo dell'associazionismo, al terzo settore, ma anche aziende ed enti pubblici tra cui, per citarne alcuni, Asl 6 Sert Livorno, Provincia Livorno Sviluppo, ProLoco Stagno, Scuola Edile Livorno.
L'obiettivo della sottoscrizione di intenti è quello di attivare una sinergia, tra queste realtà, verso le istituzioni locali, per aiutare i giovani del territorio livornese che né studiano né lavorano, né sono inseriti in percorsi formativi, i cosiddetti Neet (tra i 15 e i 25 anni) a trovare un progetto orientativo, finalizzato soprattutto al loro inserimento nel mondo del lavoro.
Impresa non facile individuare i giovani che né studiano né lavorano perché, come spiegato da Brunella Cecchi del centro per l'impiego per Piombino e artefice della rete, si tratta di persone, appunto, che non sono inserite in alcun processo: giovani che nutrono una profonda sfiducia verso le istituzioni, spesso privi di prospettive e ambizioni personali.
Il lavoro della rete servirà soprattutto a questa finalità, all'individuazione dei giovani, e alcune delle aziende presenti all'interno della rete metteranno a disposizione i loro servizi per offrire posizioni di tirocinanti, stagisti o di servizio civile.
Il progetto “Schema di garanzia giovani in Toscana”, promosso dalla Regione Toscana, insieme alla provincia di Livorno, a Massa Carrara e a Prato, finanziato dall'Unione Europea, cerca – ha spiegato Catia Ferretti, del settore lavoro e formazione della Provincia di Livorno, e responsabile del progetto – di «creare buone prassi rispetto a quello che è il fenomeno dei Neet».
«La costituzione della rete – ha aggiunto – è la seconda parte del progetto e mira, fondamentalmente, ad individuare i giovani, capire come trattenerli e, infine, indirizzarli secondo il percorso a loro più consono».
Nel corso della prima parte del progetto sono stati individuati, invece, e anche grazie alle segnalazioni della rete, 352 ragazzi della provincia livornese: 126 di loro si sono resi disponibili a un colloquio, e solo in 22 hanno accettato la proposta progettuale loro offerta. Sono 18 le persone che hanno portato a termine la definizione di un progetto professionale.
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