Il Tirreno

Livorno

INDISCRETO

Toto-Authority, ora spunta il nome di Monti (Civitavecchia)

di Mauro Zucchelli

LIVORNO. Il ciclone che ha portato alle dimissioni il ministro Lupi (e che ha parecchio a che fare anche con il suo no a farsi portar via da Palazzo Chigi la struttura di missione che ha in pugno i...

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LIVORNO. Il ciclone che ha portato alle dimissioni il ministro Lupi (e che ha parecchio a che fare anche con il suo no a farsi portar via da Palazzo Chigi la struttura di missione che ha in pugno i grandi appalti) incrocia il cammino del toto-nomina per il vertice dell'Authority livornese.

Da un lato, tutto cambia: perché era Lupi che aveva in mano la penna per firmare il decreto di nomina ed era lui che, come riferito dal sindaco Nogarin (che a Roma ha incontrato il capo-segretario di Lupi, Marcello Di Caterina, ex deputato Pdl), aveva preso l'impegno di mandare a Livorno un commissario ma in forma soft, cioè pescandolo fra i nomi indicati dalle istituzioni locali.

Dall'altro, nulla cambia: perché gli attori dovrebbero restare gli stessi, visto che per l'uno (il governatore Rossi) è plausibile la rielezione e, quanto all'altro (il premier Renzi), ministro o non ministro, tutte le nomine comunque passano dalla sua scrivania, a maggior ragione adesso che ha assunto l'interim del dicastero ed è intenzionato ad affidarlo al più stretto giro di collaboratori come Delrio o Lotti.

E' in questo scenario che dalle colonne genovesi del “Secolo XIX” rimbalza l’ipotesi che a guidare l’Authority livornese arrivi Pasqualino Monti, adesso al timone di quella di Civitavecchia (in una città che, per curiosa coincidenza, è anch’essa in mano a un sindaco-ingegnere M5S). Monti, appena nove mesi più vecchio di Renzi, a Civitavecchia ha in corso progetti con grossi investimenti (di big come Grimaldi) e ha in vista la riconferma con un plebiscito bipartisan di indicazioni, lui che all’inizio della rapidissima ascesa sembrava vicino al centrodestra di Gianni Letta (e di Moscherini, la cui presenza è stata notata a più riprese a Livorno).

Sta di fatto che la soluzione istituzionale di continuità è ovviamente Giuliano Gallanti: ha conseguito l’obiettivo storico del nuovo Prg dopo 62 anni, si è speso come nessun altro per la Darsena Europa sulla quale governo, Regione e Authority metteranno quasi mezzo miliardo di soldi pubblici. La candidatura di Luciano Guerrieri, attuale timoniere del porto di Piombino, è quella di un ex Pds ma pragmaticamente non osteggiata anche da Matteoli: potrebbe farcela a vincere la ritrosia di Renzi a nominare ex-Pds se il premier dovesse fare patti con quell’area del partito. E Monti? Se i veti incrociati dovessero bloccare tutto, in quanto presidente di Assoporti potrebbe essere la candidatura neutra che toglie le castagne dal fuoco. Anche a chi, nel Pd, non lo vuole più a regnare a Civitavecchia.

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