Gioco
Niente «zona carente», in città un pediatra in meno
Il comitato formato da specialisti e Asl ha deciso di fare a meno di un medico. Via Pellegrini e aumenta il numero di bimbi per dottore. La protesta dei genitori
LIVORNO. La prima battaglia è persa, «ma noi non molliamo», come ripetono i genitori. Fra quattro giorni il contratto con l’Asl 6 della pediatra Irene Pellegrini Filippeschi scadrà, e la giovane specialista non sarà sostituita. Martedì 24 marzo, nel pomeriggio, s’è riunito il comitato formato da Asl e pediatri, chiamato ad esprimersi sulla possibilità di dichiarare Livorno “zona carente” in modo da poter avere un pediatra in più in città, che avrebbe sostituito Pellegrini a partire dal primo aprile. Ma ciò non è avvenuto, anzi, è successo l’esatto opposto. I pediatri hanno deciso di aumentare il massimale dei bimbi da seguire: questo vuol dire che ogni specialista attivo in città avrà 1050 piccoli pazienti. Una cifra altissima, che desta preoccupazioni nei genitori dei bambini, costretti a scegliere un nuovo pediatra tra quelli rimasti liberi. Ognuno dei medici ha una manciata di posti ancora disponibili (in tutto sono 1300 quelli “vacanti”), e già ieri mattina nei distretti s’è scatenato il caos. I pazienti di Pellegrini sono circa mille: la maggior parte dei genitori il mese scorso s’è riunito in un comitato, che è sceso in campo per difendere il posto della specialista, molto stimata dalle famiglie. Per lei non c’è stato niente da fare: il suo contratto terminerà e lei andrà via in ogni caso. I genitori però speravano di riuscire a salvare almeno il posto, al di là di chi lo avrebbe occupato. Ma non c’è stato niente da fare.
«Stamani (ieri ndr) a Fiorentina c’era la guerra per la scelta del pediatra nuovo, tra quelli più “graditi” - dice Michele Bondi, portavoce del comitato Nessuno ci tolga la pediatra Irene Pellegrini - Una situazione incredibile: ancora non ci capacitiamo che le cose davvero siano andate così. Non si capisce perché i pediatri abbiano deciso di alzarsi il massimale: così facendo, avranno tanti di quei bimbi che i disagi aumenteranno a dismisura. Ma una cosa è certa: noi non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci».
La cosa che più sta a cuore ai genitori sono le visite a domicilio che spesso, come testimoniano quotidianamente numerosi genitori, non vengono fatte, anche nei casi di esigenze più urgenti. Ed ecco che il comitato delle famiglie passa alla contromossa: «Stiamo organizzando un gruppo di vigilanza che farà delle verifiche per capire se i pediatri si dimostrano vicini alle famiglie e disponibili - dice Bondi - soprattutto alle visite a casa, che sono la cosa che ci crea maggiore apprensione».
Il giorno in cui s’è riunito il comitato di Asl e pediatri, i genitori hanno inviato una lettera al direttore sanitario Carlo Giustarini, in cui esprimono tutte le loro rimostranze. «Comprendiamo che non tutte le decisioni fanno capo all’azienda, ma abbiamo altrettanto chiaro che è la Asl che deve rispondere della qualità del servizio e che, quello che si sta prospettando, comporta un drastico e pericoloso peggioramento delle cure offerte ai nostri figli - si legge nella lettera - Siamo infatti preoccupati di tornare a quando, prima di “incontrare” la dottoressa Pellegrini, ci siamo trovati in serie difficoltà nella tutela della salute dei nostri bambini, con pediatri difficilmente rintracciabili (anche negli orari di reperibilità i telefoni risultano spesso occupati e quasi sempre, ammesso che si riesca a trovare la linea libera, si riesce a parlare solo con le segretarie) e che rifiutano aprioristicamente di effettuare visite a domicilio, anche quando le condizioni di salute dei piccoli ed un minimo di buon senso consiglierebbero di non farli uscire di casa!».
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