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"Ville abusive a Montenero", gli architetti imputati: «Nei guai senza aver lavorato»
Livorno, Daniele Lotti Francesca Raccolti hanno affidato la loro difesa a una memoria depositata in Procura: abbiamo rinunciato all’incarico in tempi non sospetti
LIVORNO. «Imputati nell’inchiesta sulle presunte ville abusive a Montenero senza aver mai lavorato a quelli immobili nella fase esecutiva dei lavori. Tanto da aver rimesso il mandato prima delle verifiche da parte degli inquirenti».
È questa la situazione kafkiana che emerge dalla memoria difensiva deposita in Procura dagli architetti Daniele Lotti, 65 anni, e Francesca Raccolti 42. Ad entrambi, nei giorni scorsi, è stata notificata con altre 21 persone la citazione a giudizio per il prossimo 11 dicembre quando prenderà il via il dibattimento per quello che riguarda i presunti abusi edilizia e urbanistici sulla collina d’oro. I due professionisti, però sono anche accusati di falso è perché secondo i pubblici ministeri Massimo Mannucci e Daniele Rosa avrebbero dichiarato falsamente che le opere per cui alla Dia degli immobili in via della Lecceta erano conformi agli strumenti urbanistici adottati e o approvati e ai regolamenti edilizi vigenti.
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Al centro di quello che è descritto al capo F dell’imputazione, c’è la dichiarazione di inizio attività presentata dai due professionisti il 2 luglio 2008 al Comune di Livorno per opere di ricostruzione con lievi modifiche. Un iter - secondo gli investigatori - non conforme rispetto alla normativa per effettuare il progetto che i carabinieri hanno poi verificato essere in corso tra il gennaio e il luglio del 2011 con un aumento della volumetria e la realizzazione di una autorimessa con dotazioni di servizi e caratteristiche abitative.
La linea difensiva dei due professionisti, Lotti tra l’altro è imputato anche per la presunta truffa immobiliare a Ghiaccioni, è contenuta in una lunga memoria difensiva nella quale l’avvocato Paolo Bassano spiega punto per punto perché i suoi assistiti sono estranei alla vicenda.
«Si tratta di contestazioni che muovono da un'erronea localizzazione dell'area di intervento - si legge - da un fraintendimento della disciplina urbanistica locale e da un equivoco sull'incarico di Direzione dei Lavori che l'architetto Lotti e l'architetto Raccolti hanno svolto in realtà solo nella fase realizzativa delle strutture in cemento armato. Occorre infatti premettere che Lotti e Raccolti, primi progettisti dell'intervento per la parte architettonica , sottoscrissero il modello di denuncia di inizio attività datandolo 27 giugno 2008 e provvidero quindi al suo deposito in Comune il 22 luglio 2008 dove fu protocollato. Il 25 agosto 2008 fu protocollata la dichiarazione di inizio lavori, affidato alla ditta Eurocostruzioni. Peraltro otto mesi dopo -ovvero l'11 maggio 2009 - sia Lotti che Raccolti protocollarono in Comune una lettera di rinuncia all'incarico: a quel momento non era ancora ultimata la struttura in cemento armato e non erano stati eseguiti né l'assetto distributivo interno né l'impiantistica. Successivamente subentrò loro nella direzione dei lavori un altro professionista che si occupò di progettare e dirigere, oltre alle opere in cemento armato, anche le opere architettoniche di completamento quali i tamponamenti interni ed esterni, la realizzazione degli impianti , l'esecuzione del manto di copertura, le tinteggiature. Ne consegue che i due professionisti indagati possono essere ritenuti responsabili per quanto eseguito dopo l'11 maggio 2009 e rilevato in occasione del sopralluogo effettuato dai consulenti della Procura 27 aprile 2010, quindi undici mesi dopo che gli indagati avevano formalizzato la rinuncia all'incarico».
Per quello che riguarda il reato di falso - si legge ancora nel documento: «All'infondatezza delle contestazioni relative alla difformità dell'intervento rispetto alla disciplina urbanistica, consegue l'infondatezza dell'addebito di falso ideologico dell'imputazione, per aver dichiarato "falsamente che le opere di cui alla Dia indicata al capo che precede erano conformi agli strumenti urbanistici adottati ed approvati ed ai regolamenti edilizi vigenti ».
E comunque - è la conclusione - in ragione del fatto che il progetto era stato positivamente valutato, anche sotto il presupposto profilo della conformità urbanistica, dal Comune di Livorno ai fini del rilascio dell'autorizzazione ambientale, dovrebbe ritenersi il legittimo affidamento degli architetti Lotti e Raccolti nella piena conformità dell'intervento progettato agli strumenti urbanistici vigenti, così da far escludere il dolo del reato contestato».
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