Italia
Drass, aree da 4 mesi occupate d’urgenza ma il cantiere è vuoto
L’azienda high tech che sarà tagliata in due dal sottopasso Il sindaco torna alla carica: la Regione mi ha deluso
LIVORNO. L’aspro ping pong di lettere aperte fra il sindaco M5S Filippo Nogarin e l’assessore regionale Pd Gianfranco Simoncini riporta i riflettori sul caso della Drass, l’azienda livornese numero uno al mondo nel settore delle camere iperbariche, che vede la propria sede in via Nicola Magri tagliata in due dal tracciato del sottopasso ferroviario.
Ma si tratta solo di riflettori mediatici: in realtà, benché attorno al passaggio a livello di via delle Sorgenti si muova l’attività del cantiere delle Ferrovie, dall’altra parte dei binari – lato Cigna-Picchianti, insomma – si è semplicemente recintata l’area di proprietà Drass. Ma senza far niente: è così dalla metà di novembre. A quanto è dato sapere, l'occupazione è stata eseguita senza esproprio ma con un decreto di temporanea occupazione per urgenza. Una urgenza evidentemente al rallentatore, se è vero che in quel tratto i lavori non hanno mosso un passo, come conferma un gruppo di lavoratori di Drass.
Nel frattempo, è andato avanti il terzo atto dello scontro fra il sindaco e la Regione: il Comune aveva sì rivendicato le proprie buone ragioni dicendo che Drass ha comprato quelle aree sapendo che sarebbero state espropriate e che lì sarebbe passato il sottopasso, ma aveva chiesto alla Regione di trovare due milioni e mezzo di euro per modificare il progetto, magari inserendolo dentro l’accordo per Livorno da negoziare al tavolo del governo. La Regione gli aveva risposto che è un problema locale e si potrà semmai contribuire in parte a un investimento del Comune.
Adesso il sindaco torna alla carica e bacchetta Simoncini: gli dice che la risposta sia «deludente, e non solamente per la città di Livorno». E giù un attacco ad alzo zero sullo stato dei servizi ferroviari lungo la costa: la Regione è accusata di aver puntato tutto sulla direttrice Firenze-Roma penalizzando l’asse tirrenico. Quanto poi al caso Drass, dice che «il Comune non ha possibilità di intervenire finanziariamente su infrastrutture simili». E rincara: guai se ci si dovesse trovare a correre al minsitero «un’altra volta e piangere là lacrime di coccodrillo».
Ma i lavoratori Drass, benché tutt’altro che teneri anche nei riguardi delle precedenti amministrazioni di segno politico diverso, non risparmiano accuse alla nuova amminsitrazione: a cominciare dal fatto che «la soluzione del tracciato che salverebbe la nostra azienda non comporta affatto un aggravio di spesa bensì solo una volontà politica di non restare prigionieri delle scelte della burocrazia comunale».
Il titolare Sergio Cappelletti è all’estero per lavoro e in tutti questi ultimi mesi l’azienda ha cercato di tenere un basso profilo. Sta di fatto che i lavoratori temono per il proprio posto di lavoro: un paradosso – affermano – visto che finora la loro azienda era stata una storia di successo e aveva piano di espansione anche occupazionale. Non è un segreto, comunque, che l’azienda ritenga illegittimo l’esproprio e sia convinta di aver ragione di fronte al giudice.
Nel mirino è l’atteggiamento del Comune, che non è cambiato al cambiare di amministrazione. Davanti ai cancelli fra i dipendenti si sottolinea che il sindaco cerca di defilarsi di fronte alle contestazioni di Drass e di presentarsi come una parte terza, mentre in realtà – viene ribadito – fra anch’egli fronte comune con le Ferrovie ed è parte in causa quanto le Ferrovie. In particolare, viene puntato il dito contro il tentativo di cercare una soluzione andandola a chiedere alla Regione («come se non ci fossimo accorti che con Firenze litiga un giorno sì e l’altro pure, tanto valeva che i soldi li chiedesse alla Svizzera...»).
Non è chiaro cosa accadrà alla Drass adesso. Intanto, si sa solo che è rimasto fermo a metà strada il piano di espansione occupazionale: avevano bussato a questa porta anche gli ex Trw, ma per ora è tutto bloccato.
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