Il Tirreno

Livorno

Caso Villa Serena e Pascoli, le coop: nessuna schiavitù

Giulio Corsi
Caso Villa Serena e Pascoli, le coop: nessuna schiavitù

Livorno, dopo le accuse di Unicobas, la replica dei nuovi gestori delle case di riposo «La riduzione oraria è stata concordata con i sindacati, andremo in tribunale»

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «È vergognoso che il segretario di Unicobas parli di schiavitù: è un linguaggio che si pone al di fuori di qualsiasi dialettica civile ed è offensivo non solo per le nostre cooperative ma prima di tutto per i nostri lavoratori. Per questo stiamo valutando di adire le vie legali». Dopo il durissimo attacco di Claudio Galatolo alle cooperative che gestiscono le attività alle case di riposo Pascoli e villa Serena, arriva la replica di Antonella Oronte, presidente della cooperativa Di Vittorio, capofila dell'associazione di imprese composta anche dalle cooperative Agape e Cuore che dal giugno dell’anno scorso cura le due strutture.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11063879:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/03/17/news/condizioni-di-lavoro-insostenibili-a-villa-serena-e-al-pascoli-1.11063879]]

Sul Tirreno di martedì il segretario di Unicobas aveva annunciato la denuncia fatta all’ufficio del lavoro per il taglio di ore ai dipendenti imposta - a suo dire - dalle coop. Ma queste, per bocca di Oronte, replicano e smentiscono qualunque imposizione, e come potete leggere a fianco anche i sindacati confederali danno la stessa versione. Con un elemento che emerge chiaramente: l’alta tensione in corso all’interno delle due strutture.«La riduzione degli orari contrattuali individuali è frutto delle richieste dei lavoratori e non di una imposizione unilaterale delle cooperative, che sarebbe peraltro impossibile come dovrebbe ben sapere chi si occupa di rapporti di lavoro», specifica Oronte.

E Marta Pertini, presidente della cooperativa Agape Marta Perini, aggiunge: «I passaggi da tempo pieno a tempo parziale rispecchiano il modello organizzativo e le ore di servizio che devono essere svolte da ciascun operatore e che sono state valutate positivamente in fase di aggiudicazione. Non solo non vi è stata costrizione, ma i contratti di lavoro individuali sono stati sottoscritti alla presenza dei funzionari sindacali, anche di coloro che oggi parlano, vergognosamente, di schiavitù».

L'appalto per la gestione delle due strutture è iniziato il 16 giugno 2014, con committente il Comune. Le coop Di Vittorio, Agape e Cuore hanno assunto la totalità dei lavoratori e delle lavoratrici precedentemente impiegate sul servizio, «garantendo ad oltre 220 lavoratrici e lavoratori contratti di lavoro a tempo indeterminato e riconoscendo a ciascuno di loro i livelli di inquadramento e retributivi spettanti», evidenzia Pertini. «Abbiamo anche offerto contratti di lavoro a tempo indeterminato a circa 10 lavoratori e lavoratrici, nel precedente appalto assunti con contratti a termine. Nonostante la forte riduzione delle ore previste nel comparto lavanderia, in quanto non previsto nell'appalto e che avrebbe comportato la perdita del posto di lavoro di 7 persone, abbiamo garantito a tutti un contratto indeterminato. Il tutto attraverso un costante confronto con le organizzazioni sindacali».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web