Il Tirreno

Livorno

Tari, ecco quanto pagheranno le imprese

di Juna Goti

L’allarme della Cna: «Nonostante il riequilibrio sarà una batosta, rincari anche del 23%». Sos per idraulici e ristoranti

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LIVORNO. «Altro che contentezza per il riequilibrio dei pesi fra aziende e cittadini nel pagamento della Tari: qui si va verso una stangata per le imprese, con rincari anche del 23% rispetto alle tariffe del 2014». L'allarme arriva dal direttore della Cna, Marco Valtriani. E poggia direttamente sulle proiezioni fatte dagli uffici dell'organizzazione degli artigiani dopo che il Comune ha pubblicato le tariffe Tari (ovvero la tassa sui rifiuti) per il 2015.

Va detto che qualche settimana fa il consiglio comunale, su proposta della giunta, ha votato un riequilibrio del peso del servizio, alzandolo leggermente per le famiglie e diminuendolo per le utenze non domestiche (oggi è al 50 e 50). «A una primissima analisi – dice oggi Valtriani – l’annuncio ci aveva fatto una buona impressione, che però è stata vanificata dalle proiezioni sugli importi...». Proiezioni che, categoria per categoria – dagli elettricisti agli autoriparatori, dai bar alle pizzerie, dalle attività con capannoni di produzione alle sale degli estetisti – parlano di rincari a due cifre.

Dall’idraulico all’elettricista. «Le cifre non lasciano spazio a interpretazioni o fraintendimenti», dice subito il coordinatore sindacale della Cna, Dario Talini. Contattato dal Tirreno, illustra i dati e spiega che «ci sono attività artigianali come quelle di idraulico, fabbro, elettricista o edile (quelle più colpite dalla crisi, stando a quanto indicano anche le più recenti statistiche dell'Osservatorio regionale dell'artigianato) che hanno avuto un aumento di 1,14 euro al metro quadro, vale a dire il 23%». In soldoni: «Se l'azienda ha un magazzino di 30 metri quadri, pagherà dai 146 euro del 2014 ai 180 euro del 2015, mentre se ha un capannone di 250 metri quadri l'esborso richiesto in più sarà di 285 euro, per un totale di 1.502 euro».

Autoriparatori. «Se andiamo a vedere i casi di aziende che per svolgere la propria attività hanno bisogno di ampi spazi, come gli autoriparatori – riprende Talini – la tariffa è passata da 5,36 euro al metro quadro a 6,51, con un incremento del 21%: per una officina di 150 metri l'artigiano arriverà quindi a pagare circa 976 euro, e se l'azienda, magari una carrozzeria, ha un capannone di 500 metri quadri, la cifra richiesta dal Comune sarà di 3.255 euro, ben 575 in più rispetto al 2014».

Ristoranti, pizzerie e bar. Ma a saltare all’occhio sono soprattutto i dati che riguardano attività che, per il tipo di categoria di appartenenza, pagavano già una somma salata. «Per ristoranti o pizzerie – illustra Talini – l'aumento del 16% ha portato la tariffa a 37,70 euro al metro quadro, con il risultato che per un locale di 200 metri si arriva a pagare 7.540 euro di Tari, con un aumento di 1.044 euro rispetto allo scorso anno». Capitolo a parte per i bar: stando alle proiezioni, per un bar di 80 metri si parla di circa 2.500 euro da pagare, mentre «un bel bar con annesso laboratorio di pasticceria per un totale di 500 metri pagherà addirittura 15.655 euro di Tari, con un aumento del 15%, pari a 2.120 euro».

Ortofrutta, fiorai e pizza a taglio. L’ultimo flash è per la categoria che racchiude attività come ortofrutta, fiorai e pizzerie a taglio: «In questo caso la tariffa al metro quadro – spiega ancora Talini – sale dai 38,38 ai 45,95 euro al metro quadro, facendo segnare un ulteriore più 20%. Significa – sottolinea – che un negozio di appena 50 metri quadri nel 2015 pagherà 2.297 euro: hanno idea di quanti tranci di pizza sono?»

«E poi c’è lo smaltimento dei rifiuti speciali». Per le piccole e medie imprese il punto è anche un altro. «La Tari – sottolinea il coordinatore sindacale della Cna – è una tariffa che va a coprire i costi del servizio di raccolta e trattamento dei rifiuti solidi urbani, che per molte aziende si risolvono in un sacchettino al giorno: gli altri rifiuti provenienti dalla lavorazione e catalogati come speciali sono ovviamente soggetti a smaltimento, con costi ulteriori per le aziende». E «anche se da alcuni anni è possibile chiedere una riduzione della tariffa in base a quanto le aziende dimostrano di aver già pagato in proprio per il conferimento dei propri rifiuti a realtà specializzate, la sommatoria può arrivare comunque a svariate migliaia di euro». L’esempio fatto dalla Cna è quello di una carrozzeria della città con superficie tassabile di 224 metri, che nel 2014 ha pagato 1.240 euro di Tari e nel 2015 ne verserà circa 1.458 (sempre al netto dell'addizionale provinciale). «Ad Aamps – fanno notare dalla Cna – ha conferito i rifiuti di un normalissimo ufficio, eppure ha speso di più di quanto versato sempre nel 2014 per smaltire i propri rifiuti speciali (987 euro)».

«Tutto questo – va all’attacco Talini – per coprire i costi del servizio svolto dalla municipalizzata, che però allo stesso tempo non paga da mesi i fornitori, molti dei quali sono proprio piccole e medie aziende locali».

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