Gioco
Porto, si torna a morire di lavoro Schiacciato dal fork lift a 63 anni
Nel novembre di quattro anni fa un incidente mortale analogo: perse la vita un camionista umbro Angella (Filt Cgil): negli scali si spostano grandi carichi con grandi macchinari, il rischio è ovunque
LIVORNO. È morto schiacciato dal fork lift in una notte di pioggia all’Alto Fondale: forse ha inciampato perché magari non conosceva bene la banchina, forse è caduto dopo esser stato urtato da un muletto. Fatto sta che il carrellista non si è accorto della sua presenza e il corpo del marittimo filippino è rimasto travolto dal fork lift in manovra.
A nulla è valso il disperato tentativo dei soccorritori: i volontari della ambulanza Svs con medico a bordo, inviata dalla centrale operativa del 118, le hanno provate di tutte ma le condizioni del ferito erano parse subito gravissime.
Durante la corsa verso l’ospedale, risulta che sia andato più volte in arresto cardiaco: subito dopo esser entrato in pronto soccorso il suo cuore si è fermato definitivamente.
Se n’è andato così Priscillano Inoc, aveva quasi 63 anni ed era di origini filippine: era un ufficiale di coperta e, stando a informazioni raccolte in porto, stava seguendo con un walkie talkie la verifica della linea di galleggiamento della Toki Arrows, una general cargo lunga 200 metri – bandiera panamense e armatore giapponese – arrivata in porto poco dopo il mezzogiorno di lunedì. Provenienza da Tarragona (Spagna): lì aveva fatto scalo dopo aver attraversato l’Atlantico dal Brasile.
A Livorno doveva sbarcare un carico di cellulosa all’Alto Fondale in concessione alla Compagnia portuale tramite la controllata Cilp.
Secondo le prime testimonianze raccolte, la squadra della Pubblica Assistenza di via San Giovanni ha trovato l’ufficiale filippino praticamente sotto bordo, a pochi passi dal ciglio banchina, nella zona più vicina agli ex magazzini Dole. Un collega stava tenendo sollevata la testa di Priscillano Inoc per aiutarlo in una respirazione sempre più affannosa, altri si erano procurati una coperta per cercare di ripararlo in qualche modo dalla pioggia.
Presto l’insufficienza respiratoria è diventata gravissima e il viso si è fatto cianotico. L’impatto era stato talmente violento che le fratture in varie parti del corpo neanche si contavano. Quasi impossibile che se la cavasse: e pochi minuti più tardi l’uomo è morto.
Questo incidente mortale sulle banchine arriva a nemmeno due settimane di distanza dal maxi-sciopero indetto da Cgil Cisl Uil in tutti gli scali italiani per dare l’altolà al rischio di una ulteriore deregolamentazione del lavoro in porto, che «ormai vorrebbero far diventare un Far West in nome del profitto», dicevano i sindacalisti nelle assemblee del mese scorso per illustrare le ragioni dell’astensione dal lavoro.
Una tragedia simile a quella di Priscillano Inoc era avvenuta al Docks Etruschi in un pomeriggio di novembre quattro anni fa: un camionista umbro di 54 anni era stato travolto da un muletto mentre stava caricando cellulosa.
«A quanto ne so, in questa tragica circostanza – afferma Simone Angella, responsabile porti del sindacato Filt Cgil – non si può parlare di quell’utilizzo improprio della manodopera al quale punta chi vuole la deregolamentazione selvaggia». Insomma, il marittimo filippino stava svolgendo il proprio ruolo.
Ma proprio questa è la riprova del motivo per cui il sindacato insiste tanto sulla sicurezza. «Un fork lift per la cellulosa – avverte – può pesare 12-16 tonnellate, il carico sono in genere tre pacchi da due tonnellate l’uno. Risultato: stiamo parlando di una massa di venti tonnellate che si muove. È chiaro che basta un nonnulla e l’incidente acquista subito una gravità eccezionale».
Fa parte della peculiarità dell’attività: in porto è tutto uno spostare carichi pesanti utilizzando grandi attrezzature. «E il rischio è dietro ogni angolo», rincara il dirigente sindacale Cgil: «Per questo chiediamo alle aziende di fare formazione e di insistere su quest’aspetto in ogni modo».
La tragica fine di Priscillano Inoc ha scosso molti lavoratori, raccontano dal quartier generale del sindacato: in parecchi si sono fatti avanti per chiedere di far partire una raccolta di soldi da devolvere alla famiglia del marittimo asiatico che ha trovato la morte sulle nostre banchine. Tramite l’Itf, il sindacato internazionale dei trasporti, si sta cercando di mettersi in contatto con la famiglia per far sentire la solidarietà concreta dei livornesi.
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