Il Tirreno

Livorno

Non c’è danno ambientale Assolti per i fusti in mare

di Federico Lazzotti
Non c’è danno ambientale Assolti per i fusti in mare

ll giudice ha escluso anche il pericolo di naufragio, resta la presunta colpa del comandante per la perdita dei bidoni. Ma sfuma il maxi risarcimento

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LIVORNO. La notte del 17 dicembre 2011 al largo dell'isola di Gorgona non ci fu alcun pericolo di naufragio a bordo dell'Eurocargo Venezia, tantomeno il paventato disastro ambientale per la perdita in mare di 198 fusti (71 dei quali mai recuperati) contenti catalizzatori.

Al massimo - se un reato c'è stato - è riconducibile al presunto sversamento colposo di idrocarburi dovuto all'imperizia del comandante della nave che non valutò con attenzione le pessime condizioni meteo marine continuando nella sua rotta in direzione del porto di Genova senza cercare riparo dal vento di libeccio forza 9.

Ma su questo ultimo punto toccherà a un perito fare chiarezza sul comportamento dell'ufficiale dopo che il giudice ha stralciato il primo e meno grave dei tre capi d'imputazione contestati dalla Procura, visto si tratta di una contravvenzione punita con una multa massima di 30.000 euro.

È questo il significato della sentenza, clamorosa per le parti civili Regione, Comune e Ministero, scontata per i difensori, con la quale il giudice Antonio Del Forno ha assolto per i due reati più gravi «perché il fatto non sussiste» i tre imputati nel processo sui bidoni tossici: il comandante della Grimaldi Pietro Colotto, 65 anni, Salvatore Morello 49, responsabile del magazzino della società Isab, produttrice del rifiuto, e Mario Saccà, 57, legale rappresentante e amministratore unico dell'omonima società di autotrasporti. E soprattutto ha scongiurato un eventuale maxi risarcimento danni - valutato in 22 milioni di euro da parte dei difensori - nel caso in cui fosse arrivata la condanna degli imputati.

La lettura del dispositivo, andata in scena in camera di consiglio poco dopo le 15 nell'aula gip del tribunale di Livorno, è arrivata dopo tre anni di indagini, la sostituzione del primo giudice a causa di una incompatibilità e cinque udienze preliminari al termine delle quali i tre imputati avevano chiesto e ottenuto di essere giudicati con rito abbreviato.

Per loro il pubblico ministero Luca Masini nell'ultima udienza andata che si è svolta la settimana scorsa aveva chiesto una condanna complessiva a 7 anni e 8 mesi di reclusione.

Ma che il reato di disastro colposo ambientale, contestato ai responsabili dei bidoni nelle varie fasi della loro vita: dalla produzione al trasporto stesse iniziando a naufragare, lo si era capito dal risultato degli studi eseguiti da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) e da Arpat negli ultimi tre anni.

Dai vari report depositati dai due istituti per fotografare le condizioni dell'ambiente nelle zone dov'è avvenuto lo sversamento emergevano infatti dati che «non indicavano particolari anomalie sui campionamenti sia delle colonne d'acqua che su sedimenti e pescato».

Risultati che si sono ripetuti sia nel 2013 che nel 2014 e che gli avvocati difensori non si sono dimenticati di depositare come prova dell'innocenza dei loro assistiti.

Possibile che l'intervento di Grimaldi che si è fatta carico del recupero di 127 fusti all'indomani della loro caduta in mare abbia scongiurato il tanto temuto disastro? Spiega l'avvocato Alfonso Stile, difensore della società produttrice del rifiuto: «La modestia dell’inquinamento è dovuto anche alla diluizione. Ecco perché la cosa più importante che è stata dimostrata è che non c’è stato alcuno inquinamento. E - scherza pochi minuti dopo la lettura della sentenza - se qualcuno ci portasse al largo della Gorgona saremmo felici e sicuri di fare un bel bagno in quelle acque».

Discorso diverso per il presunto delitto colposo di pericolo di naufragio cui era accusato solo il comandante Colotto.

Ma la nave - secondo la consulenza tecnica presentata dalla difesa - non avrebbe riportato alcun danno, fatta eccezione per la ringhiera dalla quale sono caduti i due semirimorchi con i fusti, tanto che l’Eurocargo Venezia la mattina seguente era nel porto di Genova lasciandosi dietro una scia di polemiche che forse nemmeno questa piena assoluzione riuscirà a cancellare.

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