Il Tirreno

Livorno

Ha chiuso l’hotel Atleti, sei licenziati

di Cristiana Grasso
Ha chiuso l’hotel Atleti, sei licenziati

Dopo un lungo tira e molla tra gestori e proprietari dell’immobile lo sfratto è stato eseguito con l’intervento di polizia e carabinieri

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LIVORNO. Finisce davanti alle transenne rivestite di rete arancione da cantiere, al cartello con su scritto “per l’hotel Atleti rivolgersi al numero...” la storia dell’hotel Atleti e Livorno perde un altro pezzo della sua storia. Dopo un lungo tira e molla, varie visite dell’ufficiale giudiziario, contatti tra proprietà e gestori che ogni volta sfociavano nel niente, lo sfratto è stato eseguito e l’albergo chiuso.

A casa, con lettera di licenziamento per “cause oggettive”, sei dei sette dipendenti che fin all’ultimo hanno sperato che si trovasse una soluzione. Ossia che i gestori e affittuari dell’albergo, la famiglia Pastacaldi, acquistassero l’immobile dagli attuali proprietari, la società Emmesse. Invece non se ne è fatto di niente, l’accordo sul prezzo non è stato trovato. E dopo mesi di tentativi andati a vuoto i proprietari – (che dal 2008 chiedevano il rilascio del bene pur non escludendo di venderlo ai Pastacaldi se appunto si fosse trovato l’accordo sulla cifra) sono riusciti a far eseguire lo sfratto.

Una giornata drammatica per i dipendenti dell’hotel: molti sono stati assunti quando ancora erano giovanissimi e ora si ritrovano con famiglie a carico e in mezzo a una strada. Né cassa integrazione né altri ammortizzatori sociali ma solo, finché dura, il sussidio di disoccupazione.

Una giornata campale, una decina di agenti di polizia e carabinieri lì per far sì che la notifica dell’ufficiale giudiziario questa volta, dopo vari rinvii, venisse eseguita, i clienti dell’hotel spaesati e poi costretti a fare la valigia, un’operazione che iniziata la mattina si è conclusa solo nel tardo pomeriggio. Solo allora è calato il sipario, lasciando a tutti un grande amaro in bocca.

A questo punto la famiglia Pastacaldi ha tempo fino a giugno per sgomberare completamente l’edificio dove ancora si trovano gran parte degli arredi e delle suppellettili, poi i proprietari dovranno rientrare in possesso dell’immobile a tutti gli effetti e non si sa cosa ne faranno. Per ora hanno nominato, come prevede la legge, un custode. E quello che è stato il luogo del cuore di tante generazioni, con la sua discoteca della domenica pomeriggio e le sue feste, con i tanti sportivi e le tante star dello spettacolo che vi hanno soggiornato, le foto-ricordo appese alle pareti insieme a cimeli e arredi marinareschi, è diventato un albergo fantasma.

Sul possibile futuro di questa struttura si interrogano prima di tutti i lavoratori, seguiti dai sindacati Filcams (Cgil) e Fisascat (Cisl) ma di giorno in giorno le speranze che l’attività possa ripartire si affievoliscono. Perché, sostiene la società Emmesse, dal giorno in ci è stato eseguito lo sfratto (ed è passato quasi un mese) nessuna proposta di acquisto da parte dei Pastacaldi è arrivata sul tavolo del loro legale. Certo, teoricamente potrebbe sempre arrivare un’offerta adeguata (e a quel punto con l’atto di vendita l’attività potrebbe ripartire) ma il tempo stringe e i dipendenti hanno già ricevuto quella maledetta lettera di licenziamento che non fa presagire niente di buono e toglie il sonno a loro e alle loro famiglie. Perché comunque tutti hanno un’età in cui è difficile ricollocarsi e anche se questa volta la crisi non c’entra direttamente (l’albergo non ha chiuso per problemi economici...) andranno ad ingrossare le fila dei tantissimi livornesi rimasti senza lavoro.

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