Il Tirreno

Livorno

È resa nei conti nel Pd Filippi: mi faccio da parte

di Mauro Donateo
È resa nei conti nel Pd Filippi: mi faccio da parte

L’ex candidata alla segreteria rompe il silenzio: «I giochi nel partito erano già fatti» Stasera si riuniscono gli eletti dell’area di sinistra e decidono se andare avanti

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LIVORNO. Dopo le polemiche scatenate dai “suoi” su Facebook per l’esito del ballottaggio deciso dall’assemblea del Pd, Sonia Filippi rompe il silenzio ed esce allo scoperto. Lo fa cercando di spiegare come sono andate le cose, ma anche attaccando duramente il suo partito, «dove scarseggiano dialogo e democrazia». Non solo, l’ex candidata alla segreteria comunale, annuncia: «Mi faccio da parte». Che significa, che si dimette? Che non si iscriverà più al Pd? La Filippi non si sbottona più di tanto, dice solo che «continuerò a fare politica, ma in altro modo, per rispettare gli impegni presi con chi mi ha dato fiducia».

Insomma, dalle parole si intuisce che la tentazione di lasciare sia forte, anche perché poi aggiunge: «Stasera ci sarà un incontro insieme alle altre 31 persone elette con me nell’assemblea. Decideranno loro se portare avanti o meno il mio percorso e far valere il nostro 35% nella direzione».

Quindi per il Pd livornese si prospettano ancora giorni di tensione e conflitti. Il primo ad essere attaccato è Federico Bellandi: «Non mi ha mai cercata, eppure mi sarei aspettata almeno una chiamata, in fondo – dice Filippi – al primo turno ho vinto prendendo più voti, e non solo a Shangai e Salviano, ma anche a Coteto».

Mentre spiega le settimane prima del ballottaggio, si percepisce amarezza, «non sono arrabbiata – spiega l’insegnante – perché sono rimasta coerente con il mio modo di fare politica». Ed è proprio su questo che Filippi batte di più: «Mi sono sempre battuta per scardinare quel vecchio modo di fare politica che ci ha portato a perdere la città. Ecco perché dico che il problema è la mia persona».

In che senso? «Anch’io ho cercato di accordarmi con gli altri ai fini del ballottaggio, ma basandomi sui progetti e non sui nomi, come invece hanno fatto gli altri». In particolare, viene messo in evidenza il dialogo avuto a livello locale con Marida Bolognesi («ci ho parlato per ben tre ore») e quello regionale con Antonio Mazzeo: «Dopo una settimana che cercavo di parlare con qualcuno, mi ha risposto lui giovedì sera, ma la telefonata è durata solo dieci minuti. Ho capito – sostiene Filippi – che i giochi erano stati già fatti».

A rincarare la dose di critiche ci pensano Luana Lucarelli, Francesco Marlotti e Barbara La Comba, che tiene a sottolineare che «il fatto di aver spostato il ballottaggio di due settimane ha influito», e spiegandone i motivi attacca: «Ceccarini ci ha detto che Caruso e Bellandi dovevano ancora incontrare Mazzeo». Ma anche dalle sue parole si capisce che delle perplessità ad andare avanti ci sono: «È difficile stare in un partito incapace di fare sintesi, che fa solo chiusure. Pure Simonetta Pampaloni condivide le nostre difficoltà. Vediamo cosa decideremo».

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