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Appalti e tangenti: il mistero di un prete morto nel porto di Livorno
Livorno. Architetto genovese nel mirino del Ros per l'indagine sulle grandi opere: il professionista è accusato di aver assunto il figlio del ministro Lupi in cambio di favori. Per chiamare usava la scheda telefonica del sacerdote trovato senza vita in mare, nella Darsena Vecchia
LIVORNO. C'è un filo che collega la maxi inchiesta su tangenti e grandi opere, condotta dalla Procura di Firenze, e la nostra città. Una storia molto particolare, che già all'epoca dei fatti aveva suscitato stupore e tante domande tuttora senza risposta. Il 5 agosto dello scorso anno in città era morto a 42 anni il sacerdote genovese Giacomo Vigo: il suo corpo era stato ritrovato senza vita nella darsena vecchia. Subito venne fuori l'ipotesi che il prete si fosse tolto la vita. Oggi l'indagine del Ros di Livorno, guidata dal comandante Fulvio Fontanelli, sul giro di tangenti legato alle grandi opere, porta alla ribalta quella storia: dagli accertamenti dei carabinieri viene fuori che il cugino della vittima, l'architetto genovese Giorgio Mor, docente universitario, utilizzava la sua scheda telefonica. Il professionista è finito nel mirino degli investigatori perché avrebbe assunto nel suo studio Luca Lupi, figlio del ministro Maurizio Lupi, in cambio di favori negli appalti pubblici.
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Nell'ambito dell'inchiesta del Ros, infatti, la figura chiave intorno alla quale ruota la polemica politica, è quella del ministro delle infrastrutture, Maurizio Lupi, e di suo figlio Luca. Il giovane dunque, come emerge dalle indagini dei carabinieri, sarebbe stato assunto dallo studio di architettura Mor di Genova, gestito dallo stesso Giorgio Mor. E in base a quanto appreso, il professionista, per trattare l'affare, avrebbe utilizzato la scheda telefonica del cugino sacerdote e biologo, morto in circostanze tuttora da chiarire in città. L'architetto, secondo gli investigatori, aveva paura di essere intercettato e per questo avrebbe usato la sim del cugino, ritenuto insospettabile. Il telefono del prete morto, come emerge dall'indagine, è stato ricaricato due volte dopo il decesso, a dicembre e gennaio scorsi.
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I carabinieri lunedì hanno perquisito lo studio e la casa di Mor, che è il cognato dell’ingegnere Stefano Perotti, amico del ministro Lupi, che sempre secondo il Ros si sarebbe dovuto dare da fare per affidargli la direzione dei lavori per la costruzione del Terzo Valico, in cambio dell'assunzione del figlio nello studio Mor. Accuse e intrecci ora sottoposti all'analisi della magistratura fiorentina. Il caso è seguito dal pm della Procura di Firenze, Giuseppe Creazzo.
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