Gioco
M5S: la nostra è stata una astensione costruttiva
Il gruppo consiliare pentastellato rivendica la bontà della propria scelta in consiglio comunale sulla variante in vista del Prg del porto. Rimangono forti critiche e si respinge ogni accusa di attriti con il sindaco
LIVORNO. Far passare la variante anticipatrice del piano strutturale (atto necessario per l’approvazione del nuovo piano regolatore del porto) non è stato un boccone facile da mandar giù per il gruppo consiliare a Cinque Stelle. E del resto, non poteva essere diversamente.
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I consiglieri pentastellati si sono infatti trovati di fronte a un provvedimento complesso e importante per il futuro della città, predisposto dalla precedente amministrazione targata Pd e adottato dal consiglio comunale nello scorso mandato, e si sono sentiti chiedere di approvarlo praticamente a scatola chiusa. E di farlo alla svelta: il cronoprogramma dettato dalla Regione Toscana - in conseguenza delle imminenti elezioni - non ha dato il tempo a Bastone e compagni di approfondire alcune questione complesse e di sciogliere i molti dubbi. In una situazione come questa, qualsiasi forza politica si sarebbe trovata con le spalle al muro: è quello che più o meno è successo al gruppo consiliare del M5S, che da soli otto mesi è “in carica” a Palazzo Civico. Alla fine, i pentastellati hanno deciso di astenersi (solo due irriducibili hanno votato contro) e il loro comportamento, nel quadro complessivo del voto in consiglio, non può che essere definito costruttivo. Al di là delle perplessità espresse dai consiglieri - anche con toni pesanti, talvolta fin troppo (definire “mostro di cemento” la futura banchina ...) - sul provvedimento in questione. Un atteggiamento molto importante dal punto di vista istituzionale, che - a ragione - il gruppo consiliare a Cinque Stelle rivendica con forza.
Astensione costruttiva. «Noi, sebbene con due eccezioni, - scrivono i consiglieri del M5S - abbiamo optato per una sorta di principio di "astensione costruttiva" che formalmente ci permette di esprimere la nostra protesta contro la variante al piano strutturale, il Prp in generale ed i diktat imposti dall'alto tramite la legge 65 esautorando i poteri del Consiglio sul tema, vanificando un eventuale voto contrario e rendendo superfluo un voto favorevole». I consiglieri pentastellati definiscono il loro voto «travagliato e sofferto, interpretabile come disgusto verso i supremi interessi», ma sottolineano anche che si tratta di «un atto di responsabilità nei confronti della città che aspettava da molto tempo una risposta all'immobilismo di tutti questi anni da parte del Pd, sempre più attratto da interessi (Porta a Mare) che si sono palesemente manifestati con la presenza del sindacato di partito, limitato ai soli lavoratori del comparto cantieristico».
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Fiducia a Nogarin. Le forze di opposizione dopo il voto di venerdì scorso in consiglio, dove Nogarin si è espresso a favore del provvedimento («per in continuità istituzionale», ha specificato) a differenza della sua maggioranza, hanno parlato di una sfiducia di fatto nei confronti del sindaco. Ma le dinamiche interne al M5S, diverse dai partiti tradizionali, spingono a un’analisi politica diversa. E la conferma arriva dal M5S stesso: «Il nostro voto favorevole alla ratifica dell'accordo di pianificazione e alle controdeduzioni rafforza la strategia messa in atto con il sindaco, il cui unico obiettivo è di valorizzare tutte le sinergie istituzionali al fine del rilancio e della valorizzazione di Livorno nel suo momento di crisi economica».
Le criticità. «Il percorso - dichiara il gruppo consiliare - è stato lungo e difficile. Intensi sono stati i mesi di studio e dibattito all'interno delle commissioni (la prima in data 1 dicembre 2014), regolate da un cronoprogramma stilato in accordo con la Regione Toscana. Al momento di tirare le somme, ci siamo convinti che l'unica strada da percorrere fosse quella del "no", a causa delle tante criticità riscontrate, in primis, la Darsena Europa, il mostro di cemento, circa 1,4 milioni di mq per 3 milioni di container, considerata il futuro del porto livornese, anche se per il suo completamento ci vorranno tra i 10 e i 15 anni (i livornesi hanno ora necessità di lavorare). La zona di Porta a Mare, considerata da noi una mera speculazione edilizia, che nel tempo potrebbe favorire la chiusura o la dismissione della parte cantieristica a favore di nuove abitazioni, la cui costruzione di certo ostacolerà l'utilizzo del grande bacino per le riparazioni navali. Eppure, stiamo parlando del più grande bacino d'Europa, volutamente abbandonato nonostante la manutenzione fosse a carico della Azimut Benetti, che nel 2011 l'Autorità Portuale e la Cgil volevano compatibile con il cantiere Azimut, dando slancio all'occupazione su una stima di circa 80 navi annue che ne avrebbero beneficiato. Improvvisamente gli interessi della Porta a Mare hanno modificato nella mente dei soggetti la bontà per sviluppare il refitting considerandolo inadatto e senza futuro».
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Rossi mantenga. Dopo aver ribadito che «purtroppo con l'applicazione della legge 65, la nostra scelta era l'unica alternativa che avesse un senso politico e pratico alla luce degli accordi di pianificazione e di programma che ha stipulato il nostro sindaco con gli altri interlocutori», la conclusione dei Cinque Stelle è dedicata a Enrico Rossi che si è speso moltissimo in questa vicenda: «Verificheremo che le promesse non rimangano solo spot elettorali».
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