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Livorno

«Il mio Pd esca dalle stanze e torni in mezzo ai livornesi»

«Il mio Pd esca dalle stanze e torni in mezzo ai livornesi»

Bellandi annuncia la nuova maggioranza con l’asse Caruso-Bolognesi «Decideremo insieme la segreteria». E respinge le polemiche sull’accordo

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LIVORNO. Dice che vuole un Pd «più aperto». Ripete il must della «discontinuità». Chiede di guardare al lavoro. E ammette che nel Pd comunale è nata una «nuova maggioranza». Con l’area di Marida Bolognesi e Pietro Caruso. Federico Bellandi (sostenuto dai filo-Bacci) è il nuovo segretario del Pd livornese dopo mesi di commissariamento: 37 anni, impiegato all’Asa, a lungo nella Rsu (Cgil), si è diplomato al liceo Enriques, è single e si divide tra Livorno e il Gabbro: iscritto al Pd nel 2012, ha guidato il circolo ambiente. In assemblea ha battuto Sonia Filippi con 48 voti a 32 (al centro il selfie scattato da Ciampini dopo il voto).

Bellandi, perché ha vinto?

«Perché ho raccolto un consenso maggiore nel partito, partendo dal presupposto che in città alle primarie hanno votato circa 2.300 persone e che i due candidati finiti al ballottaggio polarizzavano 1.500 voti: significa che ce n’erano più di 700 "in giro", rappresentati dai delegati in assemblea».

E poi c’è l’aiuto di Caruso…

«Parlando con Pietro ho trovato molte convergenze. Anche lui è critico sulla gestione del Pd negli ultimi anni, è convinto che ci sia bisogno di cambiare, di cercare forze nuove dentro e fuori il Pd, di garantire la centralità del gruppo in consiglio comunale. Ha posto condizioni politiche che condivido, a partire dal bisogno di discontinuità».

In concreto cosa vuol dire?

«Il Pd ha davanti a sé le regionali, poi servirà tempo per far crescere una nuova classe dirigente. Detto questo, discontinuità è concentrarsi sulle reali esigenze della città: il Pd si era abituato a dare per scontato il governo, a pensare di essere esaustivo. Venerdì ero al presidio dei lavoratori del call center e quando vedi scene come quelle non puoi pensare di costruire la tua proposta politica sugli equilibri interni. Non credo che il Pd fosse il male assoluto che viene dipinto da alcuni, ma è stato autoreferenziale e lo ha pagato».

Intanto si dice che Bolognesi in cambio abbia strappato un accordo con tanto di firma dei vertici regionali. Come inciderà sul suo percorso?

«Se questa partita è stata giocata, non è stata giocata sul mio tavolo. Caruso ha idee chiare sul rinnovamento del Pd e su queste ci siamo trovati d'accordo. È nata una nuova maggioranza».

Quindi si aprono le porte di direzione e segreteria?

«Sì, la composizione sarà discussa insieme a Pietro, che diviene il mio principale alleato. Chi dice che non è stato rispettato il voto della città? È una sciocchezza. “Fuori” c’erano altri 700 elettori da rappresentare, giusto aggregare. Quando si accetta di partecipare a un ballottaggio poi non ci si può lamentare: seguendo certi ragionamenti in Comune ci dovrebbe essere Ruggeri, invece c’è Nogarin. Poi quale sarebbe stata l'alternativa, un segretario di minoranza?

Lei è il primo segretario comunale dopo il ko alle amministrative: di cosa pensa abbia bisogno la città?

«Di un'apertura ai territori circostanti, di lavorare in una logica di area vasta. Il sindaco di Livorno sbaglia, ad esempio, a rifiutarsi di fare il piano strutturale con Colle. Poi Livorno aveva bisogno di questo benedetto Piano regolatore portuale: finalmente la variante è stata approvata, anche se in modo molto anomalo. Mi sono fatto l'idea di un sindaco che non ha la maggioranza in consiglio: la sua parte si è astenuta o si è espressa negativamente, lui ha votato obtorto collo. Se fosse accaduto al Pd avremmo detto che il sindaco doveva dimettersi».

Sta dicendo che Nogarin dovrebbe lasciare?

«No, è giusto rispettare il volere degli elettori e che eserciti il suo ruolo finché avrà la fiducia del suo gruppo. Certo mi sembra che questa fiducia scricchioli. Si votava un atto che influenzerà la vita di Livorno per i prossimi vent’anni: più che un atto di responsabilità dei 5 Stelle, ho visto un atto di responsabilità delle opposizioni, del Pd».

Quale sarà la prima cosa che farà da segretario?

«Intanto incontrerò i circoli, ci sarà da fare una riorganizzazione. Poi lavorerò per incontrare la città: il Pd che ho in mente è meno chiuso in via Donnini e più in mezzo alle realtà economiche e produttive. Altrimenti rischiamo di esserci solo quando chiude un'azienda o quando siamo in campagna elettorale».

Juna Goti

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