Il Tirreno

Livorno

«E ora ci dimetteremo in massa»

La rabbia dei filo-Filippi. E c’è anche chi dice: «Alle regionali campagna contro»

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «E ora dimissioni di massa». È finita da pochi minuti l’assemblea del Pd quando nelle pagine virtuali dei delegati sconfitti, quelli che avevano sostenuto Sonia Filippi, iniziano a correre le polemiche. A invocare le «dimissioni di massa» sulla sua bacheca Facebook è addirittura Simonetta Pampaloni, segretaria del circolo Pd di Shangai. Quello che, per inciso, insieme al Pd di Salviano, ha portato a votare alle primarie il maggior numero di persone assicurando alla Filippi un forziere di voti.

«Bellandi segretario, ribaltato il volere popolare – punta il dito Pampaloni – con un accordo tra renziani e regionale, ancora una volta Livorno è stata messa in un angolo». Per capire meglio a cosa si riferisca basta spostarsi sulla pagina delle “Ribelli di Livorno”. «Bacci e Bellandi "commissariati" da Marida – rilancia Pampaloni – quello che abbiamo visto è nulla in confronto a quello che vedremo,ahahahah...». Il riferimento è al ruolo svolto dall’ex parlamentare Marida Bolognesi, che nei post successivi verrà definita a più riprese “la zarina”.

Ecco cosa scrive Barbara La Comba, altro volto dell’area di sinistra del Pd: «Se un'intera corrente vota in blocco il candidato di minoranza e sovverte il voto popolare mentre la zarina passando davanti a Sonia Filippi le dice “sai...il regionale mi ha promesso la testa di Bacci”...e questo mentre i suoi votano il candidato di Bacci, esiste una sola opzione: strappare la tessera». Rincara l’ex consigliera comunale Annamaria Neri: «Con Sonia verrà via il 50%». E ancora: «Bacci ha fatto gli accordi con la zarina per le regionali».

Con la solita punta di ironia risponde a distanza Alessio Quintavalle, responsabile comunicazione della segreteria di Bacci: «Tecnicamente non si può strappare la tessera 2014. Occorre prendere quella del 2015 e successivamente strapparla».

Ma lo scontro interno raggiunge toni ben più alti: «La zarina – scrive ancora Neri – venga a fare il nome di chi vuole mandare in Regione, noi faremo campagna elettorale contro». Più esplicita, in un altro post: «Anche io farò campagna elettorale porta a porta contro il Pd». Insomma, Pd contro Pd.

È in questo clima che Pasquale Lamberti (che ha sostenuto Alberto Lenzi) arriva a postare una lapide con il simbolo del Pd e la scritta “Rip”. «La città – scrive – vota un segretario. La casta ne fa vincere un altro. La città da una parte. Il partito dall'altra. Lo capiranno con il voto alle regionali». Ma La Comba replica: «È peggio chi per calcolo ha scelto l'ignavia dell'astensione sperando di raccattare le briciole».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini