Il Tirreno

Livorno

Call center, esplode la rabbia Urla e botte all’auto dei dirigenti

di Mauro Zucchelli
Call center, esplode la rabbia Urla e botte all’auto dei dirigenti

L’azienda si rifiuta di congelare la procedura nonostante il perentorio richiamo del viceministro Consiglio comunale sospeso: sindaco, assessori e consiglieri in piazza con i 450 sull’orlo del baratro

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LIVORNO. Esplode la rabbia dei lavoratori del call center People Care di Guasticce ormai a un passo dal licenziamento e senza possibilità di cassa integrazione. La tensione vola alle stelle durante il presidio in piazza del Municipio quando l'esito negativo dell'ultimo faccia a faccia con la controparte aziendale si traduce nel mancato stop alla procedura che a fine maggio li porterà a non avere più né lavoro né busta paga. Spintoni e urla al passaggio dell'auto dei massimi dirigenti del call center all'uscita dalla sede della Provincia, dove ieri era prevista l'ultima udienza della procedura di "mobilità" in sede istituzionale.

Salendo sullo scalone di Palazzo Civico, dirimpetto alla sede della Provincia, i sindacalisti - Filippo Bellandi per la Cgil, Valentina Luperini per i Cobas, Marco Silvestri per la Uil - hanno chiesto a gran voce al consiglio comunale appena iniziato di scendere in piazza a dare solidarietà ai lavoratori. La seduta del consiglio comunale – una delle più importanti dell'anno, riflettori puntati sulla variante anticipatrice per il Prg portuale – è stata sospesa: il sindaco Filippo Nogarin, la sua squadra di assessori e i consiglieri comunali dei vari schieramenti sono usciti dal Palazzo per andare a parlare con i lavoratori. In piazza erano presenti anche Lorenzo Bacci, sindaco di Collesalvetti (nel cui territorio ha sede il call center a rischio chiusura) e il presidente della Provincia Alessandro Franchi.

Al tavolo per l’ultimo round della procedura in sede istituzionale i rappresentanti dei lavoratori hanno cozzato contro l’atteggiamento dell’azienda: no a qualsiasi slittamento, va avanti l’iter che porta al licenziamento.

Il viceministro De Vincenti, nell’incontro di giovedì a Roma, ha ingiunto alle parti di tornare a trattare davvero anziché come hanno fatto finora? Per People Care tutto questo non significa che la procedura va fermata. È quel che ha fatto esplodere la polveriera dell’esasperazione: se in mattinata il presidio di lavorattori e lavoratrici del call center si era trasformato in un girotondo per “assediare” Palazzo Granducale sede della trattativa, poche ore più tardi – cioè all’inizio del pomeriggio – veder sparire nel nulla anche quell’esile filo di speranza ha dato fuoco alla polveriera delle tensioni.

L’assessore regionale Gianfranco Simoncini se la prende con il muro alzato da People Care: l'azienda – spiega – non ha voluto sospendere l'invio delle lettere di mobilità «nonostante vi fossero condizioni e tempi». Il mancato stop alla spedizione delle lettere è una scelta «grave», dice Simoncini: così si snobba «il lavoro che le istituzioni stanno portando avanti per favorire la proroga del contratto da parte di Seat per l'impianto di Guasticce». Sono atteggiamenti come questi – rincara – che «aumentano la tensione sociale». Ma dall’assessore regionale arriva anche un impegno: nonostante tutto questo, «continueremo a fare pressione perché si possa tenere aperta una prospettiva di lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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