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alla goldonetta
LIVORNO. «Un laboratorio di linguaggio e di amicizia mediterranea per costruire rotte dell’anima: le città hanno un’anima, soprattutto il nostro Mediterraneo ha un’anima». Così Andrea Ricciardi,...
LIVORNO. «Un laboratorio di linguaggio e di amicizia mediterranea per costruire rotte dell’anima: le città hanno un’anima, soprattutto il nostro Mediterraneo ha un’anima». Così Andrea Ricciardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio ed ex ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, presenta i due giorni di confronto internazionale di scena alla Goldonetta fra ieri e oggi dal titolo “Le città hanno un’anima”.
Il convegno nasce dalla volontà di aprire uno spazio di dialogo sulla realtà del Mediterraneo, talvolta composta di scelte opposte. Qui si incrociano dinamiche e vite di popoli di tre continenti e di tre religioni diverse: ebraismo, cristianesimo ed islamismo. Un convegno che dia una visione alternativa e spesso ignorata: guardare le città al di là degli edifici, scrutandone l’anima. E ciò è fondamentale per valorizzare i rapporti tra popoli.
È una visione condivisa dal vescovo Simone Giusti: «L’anima delle città è la possibilità di relazione tra queste. Ed il centro di queste città è proprio l’uomo, non il profitto».
Riccardi espone l’obbiettivo: “Medì”, cioè «esplorare l’umanità del Mediterraneo, scenario per costruire un mondo unito, per combattere la guerra e quindi per la pace». Ma le città hanno l’anima? La globalizzazione trasforma le città: «si parla di città utile, di urbanesimo globalizzato con cui il mondo diventa tutto uguale. Di conseguenza le città perdono la loro identità, personalità ed anima, mancando così di stupore». E la soluzione? «È necessario il pensiero. Le città – dice l’ex ministro – sono mosse da colpi politici ed economici che calpestano il pensiero umanistico della città. Bisogna quindi fare appello all’anima dei popoli e dei paesi per originare una politica ed una cultura del Mediterraneo, composto da differenze ma profondamente unito».
Il mare non separa e non allontana, semmai unisce. Così Riccardi evidenzia: «Non si può parlare di umanesimo mediterraneo se non si ha un comportamento umano con le difficoltà dell’immigrazione. Ci si è mai chiesti cosa c’è dietro ad un immigrato o ad un rifugiato? C’è la fame, la guerra e la morte. È fondamentale costruire spazi politico-umani e sociali di mediazione tra nord e sud del Mediterraneo».
Tra i presenti l’assessore Fasulo: «Livorno deve rispettare le sue origini di città accogliente ed aprire le porte alle nuove culture. Le differenze culturali fanno parte della storia del mondo ed hanno permesso ad ognuno di arricchirsi grazie all’ integrazione ed allo scambio».
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