Il Tirreno

Livorno

Il prof Giannini: il rito dei cento giorni è una barbarie

Il professor Lamberto Giannini
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Il professor Lamberto Giannini

La nuova polemica dopo l'aggressione a quattro ragazze in piazza dei Miracoli: "Gli adulti facciano il loro dovere. Ai miei ragazzi ho chiesto di non andare, ecco perché"

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"La filosofia del badalì non paga…”. Inizia con questa frase eloquente il critico intervento scritto dal prof di storia e filosofia, Lamberto Giannini, dopo il caso delle ragazze aggredite al raduno dei cento giorni all’esame di maturità che si accende ogni anno in piazza dei Miracoli, a Pisa. “Quando mi esposi in maniera forte contro i cento giorni dall'esame – scrive il professore del liceo Enriques – venni tacciato da conservatore, repressore, molti presidi intervistati dicevano che esageravo, un rito divertente e accettabile, sostenevano. Mi domando da educatore come è possibile lasciare i ragazzi a rendere rito il niente, ovvero una piazza vuota, senza un evento, senza un contenimento, dove la logica del dominio maschile si mostra in tutta la sua volgarità, toccare cento volte il culo, e vedere che gli adulti non svolgono il loro ruolo di argine di fronte a questo scadimento ferisce”.

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“I ragazzi – continua Giannini - devono trasgredire, ma l'adulto deve essere argine e aiutare ad evitare il niente. Non mi piace dire avevo ragione, ma ho avvertito i miei alunni e le mie alunne delle molestie sessuali che tutti gli anni i fatti di cronaca riportano legati ai cento giorni e purtroppo in questa occasione abbiamo avuto un episodio ancora più grave di due ragazze che hanno rischiato la violenza (più tutte quelle non denunciate)”. “L'adulto – conclude - serve anche per proteggere e sono felice di essere stato il repressore che ha evitato di mettere i propri alunni in difficoltà emotiva ed onestamente credo anche di aver svolto un ruolo educativo perché ho la percezione che sia stato compreso il messaggio e non soltanto si è accettata un'imposizione, ma abbiamo fatto una discussione preventiva che spero abbia aiutato, e sinceramente al di là della mia provocazione reprimere non serve, ma contenere sì, occorre dare significato e valore alla scuola, altrimenti perdiamo tutti”.

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